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Il Ticino moderno raccontato da Raffaello Ceschi In evidenza

2 aprile 1984
RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana

Prodotto nel 1984, «Ottocento ticinese» fu il secondo ciclo di trasmissioni storiche della TSI curato da Raffaello Ceschi, dopo «L’acqua passata» del 1978. Regista Mauro Regazzoni, andata in onda in 8 puntate tra il mese di aprile e il maggio 1984, è stata una serie che — grazie anche al libro con lo stesso titolo pubblicato da Armando Dadò e più volte ristampato — ha avuto una grande fortuna, facendo conoscere a un largo pubblico il processo di modernizzazione del Canton Ticino.

In anni nei quali la digitalizzazione non era ancora praticata nell’allora RTSI, «Ottocento ticinese» fu il fulcro del progetto editoriale online «Navigastoria», per il quale lo storico Marco Marcacci scrisse introduzioni a tutte le nove puntate.

Ripresentando in questo dossier la serie intera, conserviamo la sequenza degli episodi nell’ordine in cui andarono in onda, leggermente diverso rispetto all’ordine dei capitoli del libro pubblicato nel 1986.

rsi.ch/srg/notrehistoire/Bosso...

  1. Un Cantone nuovo [02/04/1984]
  2. La scuola per il popolo [09/04/1984]
  3. Lo sfruttamento delle foreste [16/04/1984]
  4. Il pane scarso [23/04/1984]
  5. La salute del popolo [30/04/1984]
  6. Politica a fucilate. Prima parte [07/05/1984]
  7. Politica a fucilate Seconda Parte [14/05/1984]
  8. La Ferrovia del San Gottardo [21/05/1984]
  9. Il Ticino delle belle speranze [28/05/1984]

rsi.ch/srg/notrehistoire/Bosso...

Fu lo stesso Raffaello Ceschi a presentare l’intera serie televisiva a pagina 9 del periodico «TeleRadio», n. 14, in edicola per la settimana dal 31 marzo al 6 aprile 1984:

A partire da lunedì 2 aprile la Televisione della Svizzera italiana diffonderà un ciclo di emissioni dedicate alla storia del Cantone Ticino nell’Ottocento. Questa nuova serie si riallaccia ai «Momenti di storia della Svizzera italiana» diffusi qualche anno fa e di essi mantiene lo spirito e la forma divulgativa e documentaria.
L’Ottocento è un periodo di capitale importanza per Ia storia della nostra regione, che viene battezzata Cantone Ticino proprio all’alba del secolo e nasce allora come Stato, costretto però a organizzarsi e consolidarsi tra mille difficoltà. Infatti il Cantone è più volte minacciato nell’integrità del suo territorio (la Leventina arrischia di essere assegnata a Uri, il Mendrisiotto allo Stato lombardo); le sue autorità faticano a tenere unite regioni che tendono a separarsi e aspirano per esempio ancora verso il 1870 a formare due semi-cantoni, divisi (non certo uniti) dal Monte Ceneri; lo Stato viene umiliato o contestato nella sua sovranità da pesanti ingerenze estere, qualche volta disastrose (un’occupazione militare, blocchi economici, rapporti di vera e propria guerra fredda con le autorità austriache dello Stato lombardo). Ma anche parecchi interventi federali, di cui uno almeno assai brutale, mettono le autorità sotto tutela e umiliano il Ticino come un Cantone minorenne e turbolento incapace di autogoverno. E infine le iniziative del potere cantonale si arenano spesso di fronte all’indifferenza, alla diffidenza e alla resistenza della popolazione. Eppure, lo Stato infine si afferma e il Ticino si trasforma profondamente e partecipa, nei suoi limiti, alla grande ondata di mutamenti che farà della vecchia Europa un continente industriale e moderno, attivo nei commerci mondiali.
Nove emissioni affronteranno alcuni aspetti importanti di questa storia. Seguiranno i primi difficili passi del nuovo Cantone, cronicamente angustiato da difficoltà finanziarie, e costretto a indebitarsi pesantemente per riuscire almeno a costruire le strade necessarie ai traffici transalpini, indispensabili per togliere il Cantone dal suo isolamento e poi per mettere tra loro in contatto le disperse popolazioni. Evocheranno la povertà delle risorse alimentari locali, insufficienti a sfamare la popolazione, la necessità di procurarsi cibo all’estero, le carestie ricorrenti e l’organizzazione agricola per certi aspetti antiquata, difettosa e prossima a una profonda crisi.
Corresponsabile della crisi agricola fu il forsennato sfruttamento del ricchissimo patrimonio forestale: intere valli furono denudate dei loro boschi e ciò favorì alluvioni disastrose, distruttrici di terre coltivabili, di strade, di ponti. Anche questa vicenda verrà ripercorsa. Saranno illustrati gli sforzi compiuti per organizzare e promuovere l’istruzione popolare, ritenuta allora una condizione indispensabile al progresso materiale del paese, ma anche negletta per inveterati pregiudizi o per colpa della miseria. In fatto di battaglie per il progresso, verranno considerate pure le iniziative per il miglioramento delle condizioni sanitarie, per debellare il vaiolo e diffondere la vaccinazione, per l’istituzione delle condotte mediche e la difficile lotta contro le terrificanti epidemie di colera.
Ma l’Ottocento è nel Ticino il secolo delle lotte politiche furibonde e senza quartiere e dei colpi di forza: due puntate seguiranno queste vicende e la faticosa conquista dei diritti democratici.
Il ciclo sarà concluso con due emissioni che tratteranno la grande svolta modernizzatrice delle costruzioni ferroviarie. Esse coinvolgono il Ticino nella contrastata gara per una grande linea transalpina, nelle speculazioni della finanza internazionale, nel gioco delle potenze europee e infine in una fase di lavori giganteschi. La ferrovia del Gottardo aprì il Cantone al turismo, favorì lo sviluppo industriale e inaugurò un’epoca di ottimismo e intraprendenza economica, ma la Prima guerra mondiale troncò e fece svanire tante belle speranze e rivelò su quali fragili fondamenta si erano costruite molte iniziative. A ben considerare, l’Ottocento finisce proprio con la Prima guerra mondiale e perciò a questa cesura si ferma il ciclo di storia ticinese.
R.C.

Anche alla seconda puntata del ciclo il settimanale «TeleRadio» dedicò un testo di presentazione della puntata:

Lunedì 9 aprile, 2 a puntata del ciclo «Ottocento ticinese», intitolata «La scuola per il popolo.». Dopo un inizio dedicato alle scuole private aperte nel Ticino, da Carlo Paldi di Mortare, da Stefano Franscini e da sua moglie, iniziative pedagogiche eccellenti ma ben presto naufragate per la miope ostilità del governo ticinese, il programma passa ad esaminare la situazione e l’evoluzione della scuola pubblica. Il nuovo canto ne l’aveva istituita nel 1804, ossia il primo anno della propria esistenza. Ma si era trattato. di un’istituzione teorica, «sulla carta». Venticinque anni dopo si stava ancora aspettando che essa si traducesse in realtà. Nel 1831 una nuova legge sulla pubblica istruzione permise qualche piccolo, timido passo innanzi. Ma l’attuazione si scontrava con difficoltà enormi: mancanza di mezzi, disinteresse, negligenza. Ignoranza, scarsità di sussidi, subordinazione della scuola alle necessità dell’economia agricola facevano sì che le riforme non potessero progredire. La maggior concorrente della scuola era la necessità del lavoro, conseguenza della generale miseria. Dopo la prima infanzia, l’occupazione principale era infatti il lavoro. E questo era ancora più vero per le ragazze, che dovevano. Inoltre, sostituire nei più pesanti lavori agricoli i maschi, per i quali l’istruzione era comunque considerata un po’ più utile. Il lavoro minorile, soprattutto femminile, era una piaga molto diffusa nel Ticino del XIX secolo: nelle filande (numerose, principalmente, nel Mendrisiotto) lavoravano bambine di appena sette-otto anni. L’emigrazione stagionale, poi, allontanava dalla scuola anche molti ragazzi, destinati al misero mestiere dello spazzacamino, del muratore, del fornaciaio. Certo, a poco a poco la situazione andava migliorando, il grado di analfabetismo attenuandosi. Ma perché veramente, nel Ticino, la scuola potesse diventare promotrice di benessere, occorreva liberarsi della miseria e dell’imperativa, prioritaria necessità del lavoro. [«TeleRadio», n. 15, 1984, p. 14]

La terza puntata fu l’ultima ad avere una breve introduzione nelle pagine del settimanale «TeleRadio»:

Va in onda la terza puntata dal titolo «Lo sfruttamento delle foreste» del ciclo «Ottocento ticinese», aspetti di storia del Canto-ne Ticino. Il forsennato sfruttamento del ricchissimo patrimonio forestale del Cantone, denudando intere valli dei boschi, favorì l’opera devastatrice delle forze della Natura che distruggevano terre coltivabili, strade e ponti. [«TeleRadio», n. 16, 1984, p. 14]

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24 marzo 2021
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