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Archivio della memoria di Stabio

Archivio della memoria di Stabio

Grazie allo stimolo di un gruppo di appassionati di storia e cultura (Guido Codoni, Marco Della Casa, Silvia Lesina Martinelli e Marco Rossi) con una particolare sensibilità rispetto all’esigenza di raccogliere le testimonianze dai diretti protagonisti della vita quotidiana del paese – prima che si attuasse il turbinio di innovazioni che lo hanno cosὶ profondamente modificato – dal 2010 si sta dando forma all’Archivio della memoria di Stabio.
Il progetto mira a raccogliere interviste, documenti, fotografie, video, che – come piccoli tasselli della vita dei singoli, delle associazioni e delle società stabiesi – possano, nel loro insieme, fornire un quadro di Stabio nella sua evoluzione da territorio agricolo a zona industriale e di transito di persone e merci; questo per poter capire come si é arrivati dove siamo e, forse, avere la possibilità di proiettarci in modo più coerente verso il futuro.
Inizialmente tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012, si è cercato di promuovere l’idea dell’Archivio contattando le persone che potessero raccontare le loro esperienze di vita. La risposta non è stata immediata: si è dovuto far fronte a problemi di ordine organizzativo, di salute e di disponibilità delle singole persone; in alcuni casi, malauguratamente non si è potuti andare oltre al semplice contatto.
In seguito, dalla trascrizione delle interviste realizzate (24) si sono individuate delle aree tematiche e degli argomenti, che potessero illustrare i vari aspetti emersi nella narrazione. Dalle voci dei nostri anziani non scaturiscono solo fatti, non mere cronache ma, soprattutto, patimenti, speranze, nostalgia, rimpianti, aspettative: emozioni che rendono davvero preziosa questa rassegna di racconti, che si dipanano in forma di montaggi audio tematici, certo provvisori, che speriamo possano ancora ampliarsi e arricchirsi. Stabio com’era, com’erano le sue vie ed il territorio – ancora agricolo e dominato dalla natura; le attività lavorative, le prime industrie, la vita quotidiana, lo svago, le feste. Questi montaggi rappresentano un racconto collettivo, costituito dalle molteplici voci che si sono prestate a raccontarsi e narrare storie che non hanno la pretesa di essere ricostruzioni filologicamente ineccepibili, proprio perché sul rigore ha prevalso l’emozione.
Molte persone hanno messo a disposizione dell’Archivio della memoria di Stabio anche del materiale video e fotografico, che sono stati in parte utilizzati per realizzare delle piccole clip introduttive dei rispettivi montaggi tematici.
Da subito l’archivio è stato pensato come un archivio informatico, per cui il materiale raccolto – escluso alcune eccezioni – è “immateriale”, ed è conservato in formato digitale.
Una di queste preziose eccezioni è il Fondo Rosina Rossi (1927): un insieme di documenti che testimoniano il lavoro di ricerca di Rosina svolto negli anni ’90 in collaborazione con l’ATTE sul tema della terza età e sulla solitudine, oltre a vario materiale documentale (audio di interviste, libri, articoli di giornale, lettere, ecc.) che speriamo di poter presto ordinare e valorizzare.
L’archivio della memoria di Stabio si è fatto inoltre promotore di alcune pubblicazioni di storia locale: “Il Gaggiolo sulla via della salvezza. Stabio durante la seconda guerra mondiale” a cura di Guido Codoni e Marco Della Casa, “Fregüi da Stabiu d’una vòlta” un “quaderno” di scritti dialettali in prosa e in poesia di Lino Albisetti, ordinati, curati e messi in lingua da Sandro Mombelli e Marco Della Casa. Negli ultimi anni si sono pubblicati anche due quaderni: I fatti di Stabio e La nascita del confine 1517.
L’intento di questa operazione è legato alla testimonianza, ma anche ad un riavvicinamento tra le varie generazioni, ad una conoscenza reciproca; e, perché no, anche all’integrazione: Stabio, dopo essere stata terra di migrazione, ora accoglie persone provenienti da svariati luoghi e, raccontandoci le nostre storie, potremo conoscerci e, probabilmente, scoprire quante cose ci legano e accomunano.

adm-stabio.ch

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