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Artisti nel Ticino: Pierino Selmoni

7 marzo 1975
RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana

Questa puntata della serie «Artisti del Ticino» curata da Eros Bellinelli andò in onda il 7 marzo 1975 nel programma televisivo «Situazioni e testimonianze». Girato a Viganello, Locarno e Lodrino, ne sono autori Paul Lehner, in quanto regista, e Mario Barzaghini, autore del testo. Si tratta di un incontro con il pittore e scultore ticinese Pierino Selmoni, colto in alcuni momenti della sua attività artistica, documentando alcuni significativi esempi di sua produzione artistica.

Nato a Ventimiglia nel 1927 ma originario di Pedrinate, dopo lo scoppio della guerra nel 1941, Selmoni tonrò in Ticino stabilendosi a Brusino Arsizio e lavorando nel Laboratorio di Ligornetto, che condivise con il figlio Paolo, pure scultore. Morì il 22 maggio 2017 a Mendrisio.

Il Museo Vincenzo Vela, nel 2012, dedicò a Sulmoni un’ampia retrospettiva curata da Gianna A. Mina intitolata: «Oltre l’ingegno, la materia».

Dal comunicato stampa, riproduciamo la nota biografica:

Pierino Selmoni nasce a Ventimiglia nel 1927, da genitori di origine ticinese. Rientrato in Ticino con la famiglia allo scoppio della seconda Guerra Mondiale, dal 1941 al 1945 segue un tirocinio di marmorista a Lugano, sotto la guida di Dante Rossi; questa solida formazione, basata sulla “regola” che si tramanda nell’antica tradizione scultorea, si rivelerà fondamentale per il suo successivo percorso artistico. Nello stesso periodo frequenta la scuola libera di disegno di Carlo Cotti a Lugano e l’atelier di Mario Bernasconi. Dal 1947 al 1949 studia all’Accademia di Brera a Milano, allievo di Marino Marini, Giacomo Manzù e Francesco Messina. Nel 1951 riceve la borsa federale di Belle Arti, riconoscimento che gli viene assegnato anche l’anno seguente e nel 1958. Nel 1954 è ospite presso l’Istituto svizzero di Roma. Tornato in Ticino, per questioni di natura materiale è inizialmente attivo soprattutto su commissione di vari scultori – tra cui Jean Arp, Max Bill, Giovanni Genucchi, Remo Rossi e Paul Speck –, dei quali ingrandisce in gesso e riproduce in pietra i modelli.
La collaborazione, nel 1959, con l’architetto basilese Hermann Baur per la chiesa di San Nicolao della Flüe a Birsfelden segna l’avvio di un nuovo ciclo nell’iter di Pierino Selmoni: gli interventi artistici legati all’ambito architettonico. Tra i molti architetti per i quali l’artista esegue opere destinate a edifici e luoghi religiosi o di fruizione pubblica, sia in Svizzera sia all’estero, si ricordano Mario Botta, Tita Carloni, Giancarlo Durisch, Alberto Finzi, Aurelio Galfetti, Karl Higi, Giampiero Mina, Gianfranco Rossi e Dolf Schnebli. Il prestigioso premio assegnatogli nel 2003 dalla Federazione Architetti Svizzeri costituirà il meritato coronamento della pluriennale attività svolta da Pierino Selmoni in questo campo specifico, che lo ha visto eccellere per l’intelligente sensibilità dei suoi interventi, attenti nel cogliere i sottili equilibri tra forme, luce e spazio architettonico (oltre che sonoro).
Il ricco itinerario espositivo di Pierino Selmoni prende avvio nel 1946 con una collettiva organizzata dalla Società ticinese per le belle arti; in seguito l’artista parteciperà a diverse mostre e rassegne sia in Svizzera che in Italia, quali l’Esposizione svizzera di scultura all’aperto a Bienne (1954, 1958, 1962) e l’Esposizione nazionale svizzera del 1964. Membro della Società pittori scultori architetti svizzeri, nel 1963 l’artista è tra i fondatori dell’Associazione ticinese pittori e scultori, poi ridenominata Movimento 22. Tra le sue più importanti personali si segnalano quelle presentate dal Museo d’arte di Mendrisio nel 1990 e dalla Civica Galleria d’Arte Villa dei Cedri nel 1993. Lo scultore vive a Brusino e condivide lo studio di Ligornetto con il figlio Paolo, anch’egli scultore.
Nell’opera di Selmoni la virtuosistica padronanza delle tecniche scultoree – dal marmo al legno, dal bronzo al ferro, con una predilezione per la pietra – si coniuga a una straordinaria libertà di invenzione e a una notevole vitalità espressiva. La vasta e poliedrica opera dell’artista, contraddistinta da una spiccata sensibilità per i rapporti che intercorrono tra luce e materia, si sottrae a una lettura lineare. Nella produzione figurativa, talvolta connotata da ascendenze cubiste, prevale il tema della Maternità e della Coppia; altri soggetti, come nel caso della Gallina meccanica (1973) o della Noce (1980), sono contraddistinti da una vena più ludica e ironica. La produzione di carattere astratto annovera opere di impronta geometrizzante, in cui lo scultore rivela una particolare attenzione e conoscenza dei fenomeni naturali e fisici legati alla luce, e opere di taglio fitomorfo, dallo sviluppo quasi organico. Alla base di entrambe si pone il disegno, strumento di studio del dato naturale, che l’artista indaga con persistente stupore e costante curiosità.

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5 maggio 2020
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