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«Aria di casa». Il dramma degli emigrati

2 settembre 1973
RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana

Con il radiodramma intitolato «Aria di casa», nel 1951 Bixio Candolfi vinse il concorso indetto dalla RSI, dedicato ad opere drammaturgiche per la radio. Nel 1952, l’opera fu registrata negli studi della RAI di Roma, per la regia di Guglielmo Morandi.

Nelle Teche RSI è disponibile una copia della versione andata in onda il 2 settembre 1973 nel Primo programma, fedele riproduzione autorizzata della registrazione RAI conservata su disco.

L’opera di Bixio Candolfi descrive l’azione della polizia di una città della Svizzera interna, mentre esamina tutti i documenti trovati nella stanza di un operaio immigrato che apparentemente si è gettato dalla finestra della sua stanza ed è morto sul colpo. Vengono interrogate tutte le persone che lo hanno conosciuto. Nella sua stanza vengono trovate le lettere che gli scriveva una ragazza, venticinque lettere nell’arco di quindici anni. Sono le lettere di una ragazza che sognava il matrimonio e che poi, stanca della lunga attesa, ha finito per sposare un altro. Possibile che il giovane si sia suicidato per questo? L’ispettore Pasquini indaga, portando alla luce il dramma degli emigrati che, costretti a vivere lontano dalla propria terra e dalle proprie abitudini, sentono la solitudine sino al limite della psicosi.

A pagina 6 del settimanale «Radiotivù» anno XLI, n. 35 del primo settembre 1973, si leggeva questa presentazione:

«Dopo la pausa estiva. riprendiamo le trasmissioni quindicinali della retrospettiva del radiodramma. con la serie delle opere radiofoniche di autori svizzeri. Verrà messo in onda «L’aria di casa» di Bixio Candolfi.

La RAI ci ha gentilmente passato la registrazione effettuata nel 1952 nei suoi Studi di Roma, con la regia di Guglielmo Morandi.

Protagonista del lavoro di Candolfi sarà Antonio Battistella. La bobina che udrete è un vero e proprio «documento» di lontani tempi nei quali ancora si registrava su disco e non ancora su nastro magnetico: di qui, quel leggero fruscio che all’ascoltatore darà il «sapore» di allora. Anche la vicenda del radiodramma verte su un argomento sempre attuale, sì, ma che ha assunto in questo lungo lasso di tempo, aspetti e dimensioni nuovi: emigranti ticinesi che si recano nella Svizzera interna, ve n’è sempre, ma in generale, le loro condizioni sono mutate, le comunicazioni col paese nativo sono più facili e più rapide. Non sono più molti gli «sradicati» totali ticinesi. L’emigrazione vera e propria con tutto quanto di veramente drammatico essa comporta negli individui appartiene oggi, come problema di fondo, ad altri Paesi.

Rimane, però, dall’ascolto di «L’aria di casa», un suggerimento (e la Radio è soprattutto «suggerimento») a pensare agli infiniti casi che ancora si riscontrano in persone che, a centinaia e centinaia, per non dire migliaia, di chilometri dalla propria terra, dalle proprie abitudini, sentono la solitudine sino al limite della psicosi. Personaggi vivi, quelli dell’audiodramma di Bixio Candolfi, vincitore, nel 1951, del concorso indetto dalla RSI. Parte della motivazione di Stelio Molo, oggi Direttore Generale della Radio Elvetica, era la seguente: «Documento di notevole valore drammatico, uno dei pochi che abbia saputo avvalorare una condizione tipicamente ticinese, trasponendola su un piano di larga umanità». Le ultime parole sono ribadite da quanto accade oggi.

Bixio Candolfi, onsernonese (la madre era però luganese), è nato a Locarno nel 1919. Ha studiato alla Magistrale e all’Università di Berna e di Losanna. Ha insegnato per 25 anni materie letterarie alla Scuola Commerciale di Chiasso. Collabora alla RSI da 30 anni ed è da cinque, Capo del Dipartimento della cultura della Televisione della Svizzera Italiana.»

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