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San Giuseppe: il santo della primavera

22 marzo 1974
RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana

Girato tra Ligornetto, Uggiate e Curio e presentato da linguista Ottavio Lurati, questo servizio Gianni Debernardis andò in onda il 22 marzo 1974. È dedicato alla tradizione della venerazione di San Giuseppe nella Svizzera italiana; una tradizione che prevede falò, tortelli, celebrazioni religiose, mercatini e feste in piazza.

La Chiesa cattolica ricorda san Giuseppe il 19 marzo con una solennità a lui intitolata; se il 19 marzo ricorre di domenica, la festa è spostata al giorno seguente; inoltre, negli anni in cui il 19 marzo cade nella Settimana santa, la celebrazione è anticipata al sabato prima della domenica delle Palme. I primi a celebrare la festa di San Giuseppe furono i monaci benedettini nel 1030, seguiti dai Servi di Maria nel 1324 e dai Francescani nel 1399. Venne infine promossa dagli interventi dei papi Sisto IV e Pio V e resa obbligatoria nel 1621 da Gregorio XV.

La più antica raffigurazione di Giuseppe come santo a sé stante, con l’attributo della verga fiorita, risale invece a Taddeo Gaddi nella cappella Baroncelli in Santa Croce a Firenze (1332-1338). Egli è dipinto per lo più come uomo anziano, barbuto, con vestiti di foggia antica e un mantello tipicamente giallo o arancione. Accanto alla verga fiorita possono apparire, come attributi, il bastone del viandante, gli strumenti del falegname e il giglio, simbolo di purezza.

Tra Sei e Settecento la devozione a Giuseppe inizia a fiorire come non mai, promossa soprattutto da Teresa d’Avila e dalla Compagnia di Gesù, così che il santo troverà maggiore presenza su altari a lui solo dedicati e di conseguenza anche nell’arte figurativa. La zona irradiante di questo culto è la Spagna, in particolare Toledo, dove esiste la cappella di San José, col santo rappresentato in compagnia di Gesù adolescente da El Greco. Diventano così frequenti le rappresentazioni indipendenti di Giuseppe col Bambino in braccio, senza Maria, e le scene della morte del santo, nel suo letto domestico, consolato dal figlio ormai giovane adulto e dalla moglie.

In epoca moderna e contemporanea, accanto al proseguire delle iconografie tradizionali, si assiste con maggiore frequenza alla rappresentazione di Giuseppe come falegname e lavoratore: in queste scene si può cogliere l’eco delle tensioni sociali di Otto e Novecento, a cui la Chiesa rispondeva con l’immagine conciliante del santo «lavoratore divino» che insegna al piccolo Gesù il mestiere come padre esemplare

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16 marzo 2020
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