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Sei anni di vita nostra: 2. Eravamo pronti?

22 gennaio 1970
RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana

Il 22 gennaio 1970, l’allora TSI mandò in onda la seconda delle tredici puntate di un ciclo di trasmissioni televisive curato da Rinaldo Giambonini dedicate alla Seconda guerra mondiale nell’esperienza fattane in Ticino: «Eravamo pronti?».

L’esercito svizzero era in grado di difendere il nostro Paese durante la Seconda Guerra Mondiale? Sull’argomento si esprimono alcuni testimoni dell’epoca; Nello Celio: Consigliere federale, capo del Dipartimento Finanze e Dogane; Plinio Pessina: col SMG; Giuseppe Mondada: qtm, già ispettore scolastico; Waldo Riva: colonnello SMG; Cesare Calgari: tenente colonnello; Mario Martinoni: colonello Cdt Reggimento; Stelio Molo: direttore della RSI; Mario Casanova: caporedattore ATS; Alfredo Leber: direttore del Giornale del Popolo (GdP).

Il settimanale «Radiotivù» del 10 gennaio 1970, a pagina 28 presentava con queste parole la serie di trasmissioni curata da Rinaldo Giambonini:

6 anni di vita nostra

Un programma realizzato da Rinaldo Giambonini

Sono passati circa 30 anni dall’inizio della Seconda guerra mondiale e 25 dalla fine. A cavallo delle due mobilitazioni generali (400.000 uomini chiamati alle armi in Svizzera nella prima e mezzo milione nella seconda) la TSI inizierà con giovedì 15 gennaio una nuova serie di trasmissioni realizzata da Rinaldo Giambonini. Il secondo conflitto causò la morte in Europa di circa 40 milioni di persone e in Asia e nel Pacifico di 15 milioni e 600.000.

La Svizzera venne risparmiata dal flagello. Ma furono ugualmente, quelli, anni duri, difficili in casa nostra. Il giornalista e regista Rinaldo Giambonini ha così sintetizzato lo scopo di questo suo lavoro: «Sei anni di vita, o storia, nostra. Voci, volti e vicissitudini di una guerra non vissuta, fortunatamente, ma «sentita» nella Svizzera Italiana.

Anni di storia nostra, ricordati attraverso immagini, interviste, documenti. Moltissime, evidentemente, potrebbero essere le persone da avvicinare, da interpellare. Migliaia gli episodi. È stato giocoforza fare una scelta del «materiale», anche umano, a disposizione, cercando di interpretare i sentimenti della nostra gente, dei militari e degli ufficiali di allora, dei civili che rimasero a casa.

Una carrellata, insomma, di ricordi, di racconti, di precisazioni, di fatti conosciuti e inediti. Per l’occasione sono stati avvicinati uomini politici (come l’on. ministro Enrico Celio Presidente della Confederazione nel 1943 e l’attuale Consigliere Federale on. Nello Celio), alti ufficiali, soldati, abitanti di città e di montagna, uomini e donne.»

Un lavoro durato mesi, di raccolta di informazioni, di scelta dei documenti, dei filmati d’archivio, di selezione, di ricerca. Tredici saranno le puntate di «Sei anni di vita nostra».

Questi i titoli:

  1. Lo scoppio della Seconda guerra mondiale
  2. Eravamo pronti?
  3. Tempo di razionamenti
  4. A colloquio con l’on. Enrico Celio, già presidente della Confederazione
  5. Dal diario del servizio attivo
  6. Sorrisi in grigioverde
  7. Sigle importanti
  8. Lugano: Centro d’informazioni
  9. Oltre la rete
  10. Alla frontiera
  11. Obiettivo su Chiasso
  12. I fatti di Spruga e di Chiasso
  13. La pace

Questa seconda puntata del ciclo Sei anni di vita nostra fu oggetto di recensione del «Giornale del Popolo» il 24 gennaio 1970 a pagina 3, da cui trascriviamo integralmente:

«A trent’anni dall’inizio della Seconda guerra mondiale, dalla quale la Svizzera fu risparmiata, ma sentì e visse; il giornalista e regista Rinaldo Giambonini ha realizzato un programma in 13 puntate: 6 anni di vita nostra. Anni di storia ricostruiti attraverso immagini, interviste, documenti. Un’impresa ambiziosa che, a giudicare dalla puntata di questa settimana, è riuscita per la sincerità con cui gli intervistati hanno messo a fuoco la situazione, l’agilità delle immagini, la viva evocazione delle situazioni. Quando trent’anni fa, ai primi di settembre gli svizzeri dovettero sostituire la falce fienaia col fucile, e l’armata intensificava la preparazione per difendersi e non lasciarsi sorprendere, oggi possiamo rivolgerci l’interrogativo: “Eravamo pronti?”

Alla domanda hanno risposto con franchezza l’on. Nello Celio, Plinio Pessina, Giuseppe Mondada, Waldo Riva, Cesare Calgari, Mario Martinoni. Se l’equipaggiamento del soldato era a punto, con le riserve di viveri; non eravamo pronti ad affrontare un esercito con mezzi superiori ai nostri. Ricordando la mobilitazione e l’arrivo della truppa in Val Bedretto si è ricordato che non c’era nulla di preparato. Se usufruendo delle montagne e del clima, l’esercito si è accampato nel ridotto, lo Stato come tale non poteva essere considerato un ridotto militare. Però tutti sono stati concordi nell’affermare la saldezza della preparazione morale: si era pronti alla difesa con una carica enorme di entusiasmo e di attaccamento alla patria. La guerra, ha soggiunto Maspoli, era per noi i notiziari delle vicende belliche aspettati e ascoltati con trepidazione. E l’osservazione è servita come passaggio ad un’inchiesta sulla stampa e la censura, cui hanno partecipato Stello Molo, direttore della RSI, Mario Casanova dell’ATS, Mons. Leber, giornalista. Le notizie arrivavano alle telescriventi in continuità come un film di sgomento e i notiziari radiofonici con la stampa le diffondevano. Ciò poteva creare delle difficoltà diplomatiche, dalle quali il Governo si liberava facilmente per il fatto che l’Agenzia Telegrafica è indipendente dallo Stato. Però una censura c’era anche sui giornali, dei quali poteva sequestrare alcuni numeri compromettenti e minacciare la sospensione temporanea.

Per chi ha vissuto la trepidazione di quegli anni, la trasmissione può evocare ricordi esistenziali di chi si volge all’”acqua perigliosa e guata”. Per i giovani una storia tanto vicina ai loro adulti non manca di insegnamenti.»

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5 marzo 2020
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