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Casa Rabaglio

2018
Lugano-Gandria
Athena Demenga

Lungo il sentiero che da Gandria porta a Lugano si arriva a una piazza dove si affaccia una casa signorile con una Madonna con Bambino, posti in una nicchia datata 1605. La Casa Rabaglio fu abitata dalla famiglia stessa nella parte superiore e dalla famiglia Taddei nella parte inferiore.

Si nota da subito che si tratta di un complesso edificio di impronta medievale, con diversi ampliamenti e abbellimenti attuati nel corso di molti secoli. Sebbene i più rinomati siano stati i fratelli Vigilio e Pietro Rabaglio, uno architetto e l’altro stuccatore, la famiglia ha discendenze di maestranze da tempi remoti. Nel Seicento fu realizzata la nicchia con la Madonna, a testimoniare un certo agio e accumulo di beni della famiglia, oltre a possedere diversi terreni, abitazioni ed edifici di vario uso soprattutto nella parte ovest di Gandria. L’elemento fortemente caratterizzante di questa casa, data anche la sua articolazione, riguarda i collegamenti e i terrazzamenti dati dal pendìo di montagna in cui si inserisce il villaggio, dove si individuano verso ovest gli orti e i prati di gusto privato, mentre verso est la piazza e le scale che conducono alla parte più bassa e agli accessi differenziati della casa stessa. Archi, corridoi a botte, cortili interni e coppi ai tetti di differenti altezze si distribuiscono nell’impianto abitativo.

La facciata con la Madonna è impreziosita di marcapiani, mentre la facciata a lago è marcata in alto da tre stemmi delle famiglie Verda de Olivetis, Taddei e Von Branca, quest’ultima di recente presenza nel villaggio nonché attuale nome di famiglia associato alla casa. Due meridiane, una a sud e una a ovest, donano valore aggiunto all’insieme.

A soffermarsi e con un po’ di fortuna, si scorgono alcuni soffitti decorati in modo vivace, si tratta dei contributi dei fratelli Rabaglio e dei fratelli Torricelli, amici di famiglia, durante i loro momenti in patria nel Settecento e accennano a una storia ricca, e ancora soggetta a studi, a proposito della comunità dei “mastri dei laghi” durata oltre due secoli che concerneva vita sociale, economica, religiosa e artistica non chiusa tra lago e montagne della regione del Ceresio, bensì aperta sul mondo, diffusa in tutta l’Europa, dove i gandriesi furono a lungo attivi negli immensi cantieri di chiese e palazzi di regnanti, con botteghe itineranti specializzate nei vari rami dell’edilizia. Questi legami si esprimevano nel connubio tra ruralità e urbanità, assumendo forme miste, in un paesaggio disegnato dalle attività agricole con edifici e impianti dalle fattezze urbane.

Complici di tali discendenze e competenze erano le strategie matrimoniali ed ereditarie che hanno permesso di evitare dispersioni di beni, anche in seno alla famiglia Rabaglio. La Casa stessa è considerata una sorta di museo, soprattutto grazie al cospicuo materiale dei fratelli Rabaglio, rientrati dalla Spagna cortigiana del Settecento con una moltitudine di rotoli di disegni, progetti, decorazioni, architettura, e vòlti alla loro conservazione e collezione perpetuata fino al presente da Enti della Confederazione e dall’Accademia di Madrid.

Un susseguirsi di eredità, generazioni e vicissitudini controverse conducono a un lento abbandono di Gandria da parte dei Rabaglio verso la metà del Novecento. La Casa Rabaglio, attualmente Casa Von Branca, è inserita nell’Elenco dei monumenti storici e artistici del Canton Ticino e continua a essere viva e abitata.

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Athena Demenga
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19 aprile 2021
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