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«Diario di un curato di campagna»

16 aprile 1954
RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana

Negli anni Cinquanta, Bixio Candolfi realizzò una versione radiofonica del romanzo di Georges Bernanos intitolato «Diario di un curato di campagna». Anche questo lavoro di Candolfi fu registrato negli studi della RAI a Roma, per la regia di Corrado Pavolini.

Di quest’opera, le Teche RSI conservano la copia che andò in onda in due parti il 16 settembre 2007. Si tratta della fedele riproduzione della registrazione RAI, la stessa che la Radio della Svizzera italiana trasmise venerdì 16 aprile 1954.

A pagina 2 del settimanale «Radioprogramma» anno XXI, n. 15 del 10 aprile 1953, si leggeva questa presentazione:

«Diario di un curato di campagna di Georges Bernanos. Editore Mondadori Milano. Libero adattamento di Bixio Candolfi. (VENERDÌ, ORE 21,05)

“Tutto è grazia” mormora il curato con l’ultimo respiro all’orecchio dell’amico che lo assiste al momento del trapasso. Ma fino a quel momento il giovane prete malato è stato sempre e angosciosamente solo. Nel «Journal», come in «Lo joie», come nei «Dialogues des Carmélites» Bernanos ho cercato di rappresentare il tema della solitudine di Nostro Signore e della sua agonia nell’Orto degli Ulivi («Niente mi potrà strappare dal posto che mi è stato assegnato dall’eternità: poiché sono prigioniero della Santa Agonia»). E se il prete conosce l’angoscia e la paura e financo la disperazione durante il suo calvario e se, quando dal medico apprende la condanna, piange al pensiero di dover lasciare questo ‘mondo (viltà, forse, dice, ma anche, sicuramente, «amore») troverà la pace poiché offrirà a Dio quanto è in suo potere di offrire: anche la sua angoscia e la suo paura. Forse che l’agonia di Gesù non ebbe per compagna l’angoscia? (E anche l’eroina dei «Dialoghi», dopo una vita trascorsa nell’angoscia, offrirà a Dio la sua paura). Questo, ci pare, il pensiero dell’autore, il tema del «Diario» che non si svolge comunque come una astratta meditazione ma piuttosto sembra «liberarsi» dalla realtà della vita e delle vicende di un povero prete malato In un ambiente ostile e fin odioso.

Bernanos, scrittore autentico, maestro spirituale del neocattolicesimo francese, aveva avuto per questo «Diario» il premio del romanzo dell’Accademia di Francia nel 1936. È difficile trovare nella letteratura contemporanea opera più sconvolgente e consolante di questo diario che è reso — nell’adattamento —solo nelle sue parti essenziali ma con scrupoloso rispetto del testo.»

In questa pagina di «lanostraStoria.ch» abbiamo accorpato le due parti del radiodramma, creando un solo documento audio.

Sinossi della prima parte:

In un piccolo paese arriva un nuovo parroco; è giovane affronta il suo incarico con passione. Ma si trova ben presto confrontato con la difficoltà di guidare una comunità che benché piccola conserva al suo interno una ragnatela di interessi, ambiguità, rivalità, odio. Il sacerdote comincia a scrivere un diario che gli serve per riflettere e capire la propria anima. Comprende di essere ammalato, il suo stomaco non sopporta il cibo e si nutre di pane ammorbidito nel vino. Sono sei mesi che sta male e il dottore non gli dà molte speranze. Il villaggio è dominato da un castello; proprietario è un conte che ha una figlia, triste e tiranna, Chantal. Il suo dovere sacerdotale lo porta a poco a poco a conoscere i segreti terribili di quelle anime tormentate e il rendersi conto della sua impotenza ad aiutarle aumenta il suo dolore; non riesce quasi a dormire, e i suoi nervi ne soffrono. Il curato di Torsy gli consiglia di non accorarsi troppo, di non agitarsi tanto, sembra un calabrone! Le sue notti sono tormentate dalle riflessioni e dagli scrupoli spirituali. Il diario diventa il suo sfogo, ma anche nel redigerlo si astiene dal confidare certe prove che vorrebbe cancellare dalla sua vita. La piccola Serafita in particolare lo impensierisce, c’è qualcosa di stranamente maligno e inquietante, in lei. Riceve una lettera anonima che lo consiglia di andarsene dalla parrocchia. Si rifugia disperatamente nella preghiera. La sua malattia si aggrava. Sente crescere l’ostilità e il silenzio attorno a lui; la sua rettitudine e la sua purezza infastidiscono. Il medico del villaggio oppresso dalle difficoltà finanziarie e scosso per la perdita della fede, si suicida.

Sinossi della seconda parte:

Un doloroso dialogo fra il sacerdote e la madre di Chantal mette a nudo la triste situazione della famiglia del conte, il groviglio di rivalità, di odio e infedeltà che tiene tutti legati. La ferrea fede del giovane prete porta la serenità nel cuore della contessa che viene riconquistata a Dio. Durante la notte la nobil donna muore di un attacco di angina pectoris. Il conte esprime il desiderio che il sacerdote se ne vada dal paese. L’aggravarsi della sua malattia rende sempre più gravoso il suo servizio. Benedetto da un vecchio compagno di seminario (un prete spretato) si spegne mormorando "Che importa, tutto è grazia!"

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4 novembre 2019
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