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Video 5/6 – I militari e il contrabbando

2015
Sandro Bassetti, Maurizio Petralia
Atte-Museo della Memoria

Intervista a Silvia Delmenico “Nini”, nata il 13.10.1933 e domiciliata a Carena. Proprietaria e gerente per decenni del ristorante-pensione della Posta dell’omonimo paese, meta apprezzata dai contrabbandieri tra gli anni cinquanta e gli anni settanta del Novecento. I dati citati da “Nini” sul movimento giornaliero del contrabbando sono sorprendenti; le merci venivano trasferite in Italia attraverso il passo del San Jorio, cercando di evitare il controllo dei finanzieri italiani.

La strategica posizione geografica di Carena, al confine con l’Italia, ha fatto sì che negli anni precedenti la prima e la seconda guerra mondiale, intere compagnie di militari avessero stazionato nella località.

Al ristorante della Posta di Carena 50/60 contrabbandieri al giorno si fermavano a mangiare, aspettando i camion carichi di sigarette, provenienti da diverse parti del Cantone.
Le sigarette venivano confezionate in bricolle, specie di pacchi molto voluminosi con due bretelle da caricarsi sulle spalle; per questo i contrabbandieri erano anche chiamati “spalloni”. Da Carena partivano poi a piedi fino a raggiungere, attraverso i monti, l’Italia dove le sigarette erano vendute in tutto il Paese… se la Finanza non le intercettava prima, sequestrandole.

Da parte Svizzera la merce usciva ufficialmente con tanto di formulari riempiti generalmente al ristorante. Ogni spallone portava 800 pacchetti di sigarette e la signora Delmenico ricorda il passaggio di addirittura 200 contrabbandieri in un giorno.

Nel periodo in cui le due dogane dovettero chiudere a causa di un’epidemia di afta epizootica negli animali da reddito, dopo quindici giorni il Governo svizzero autorizzò la riapertura nella zona di Carena a causa delle ingenti perdite di tasse d’esportazione: circa 15mila Franchi al giorno!

Il ricordo passa ai soldati dislocati in zona durante la seconda guerra mondiale, che occupavano tutte le stanze della pensione. Quel periodo per i genitori di Nini è stato molto impegnativo e, a volte, per poter andare a riposare, lasciavano le bottiglie di vino sui tavoli sulle quali i militari segnavano con un trattino il quantitativo che consumavano.
Il mattino dopo, dovevano alzarsi presto poiché l’esercizio si occupava anche del servizio postale.

Sono tristemente ricordati alcuni contrabbandieri che, probabilmente, non avendo abbandonato subito la bricolla, furono uccisi dalle guardie italiane. Ancora nel periodo in cui è stata realizzata questa intervista, alcuni di loro passavano al ristorante della Posta e ricordavano quei tempi.

Visita anche Fondazione Valle Morobbia – vallemorobbia.com

GLI AUTORI

Sandro Bassetti classe 1951, pensionato, ex funzionario della Polizia del Cantone Ticino. Appassionato di ricerche storico-fotografiche riferite in particolare alle sue origini della Valle Morobbia, al suo comune di residenza Arbedo e alla Mesolcina che frequenta dal 1973.

Maurizio Petralia classe 1961, funzionario della Polizia del Cantone Ticino. Provetto video amatore e membro attivo dell’ABCD, Associazione Bellinzonese Cine-video autori Dilettanti, ha curato le riprese e il montaggio.

Visita anche Fondazione Valle Morobbia – vallemorobbia.com

Torna al dossier Echi del tempo – Testimonianze della Valle Morobbia cliccando qua.

Archivio Museo della Memoria: MDM0085

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27 febbraio 2021
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