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Il museo al confine

2018
Lugano-Gandria
Athena Demenga

Di fronte a Gandria, sull’altro lato del lago, si trova il Museo Doganale ed è raggiungibile con i battelli dalle fermate “Museo doganale svizzero” e “Cantine di Gandria”. L’edificio è appariscente, alto e di colore arancio, ed è posto a pochi metri dal confine con l’Italia. Per l’Amministrazione delle Dogane, che vuol presentarsi in modo decoroso ed emblematico anche nei contenuti – curati da Enti museali del territorio –, esso è un fiore all’occhiello in una zona dove il confine non è rappresentato da un edificio con sbarre, controlli e guardie, bensì è delineato simbolicamente, mentre il lago e i monti sono un continuo visibile e senza interruzione alcuna.

La quotidianità e l’uso promiscuo di questi luoghi tanto avvicinavano quanto creavano, a volte, bizzarre e drammatiche controversie già a partire da parecchi secoli addietro, tra i contadini e i pastori che arrivavano a contendersi la zona, spesso per l’innocenza del bestiame, al fine di giungere alle selve e ai pascoli con le sue ampie radure e con la presenza dell’acqua.

Le vicende che hanno portato a realizzare nel 1853 un primo posto di guardia, a ovest delle Cantine, presto abbandonato per questo edificio del 1904, fu principalmente per la regolamentazione dei contrabbandi che sono stati importanti elementi di scambi tra le parti, tanto via lago quanto nei boschi. Fu trasformato inizialmente in “Museo dei Contrabbandi” a partire dalla metà del Novecento anche grazie al gandriese Angelo Gianola, a cui va riconosciuta la raccolta di documentazione per la sua attuazione, ed è completamente adibito a museo, con la fine dell’esistenza del posto di guardia, a partire dal 1993.

L’edificio, disposto su 4 livelli, tratta del modo di vita possibile in quella che fu una Dogana, espone tematiche storicoartistiche di figure della zona e tratta della contemporaneità del lavoro doganale in Svizzera. Dispone di una terrazza che offre un panorama inedito, quieto e rilassante, di riflessione e contemplazione, nel silenzio del lago, dei pendii, delle cime, del cielo e dei villaggi tutt’intorno, con l’acqua del lago come unico costante suono soave che culla l’udito e lo spirito. Il giardino che si estende lungo la riva è un luogo molto accogliente dove soffermarsi tra storici cippi, cespugli in fiore e al tavolo sotto la pergola ricoperta d’uva. Se le estati qui sono fresche e silenti, gli inverni sono particolarmente freddi e duri, giacché il sole non arriva a scaldarne la sponda. Immaginarsi le guardie che svolgevano i loro compiti in questo luogo lascia ben intendere le condizioni a cui erano sottoposti, tanto del clima quanto nel pericolo avventuroso del loro lavoro. Tuttavia oggi nessun sentimento di severità e controllo aleggiano, bensì una gradevole e quieta serenità ricca di spunti storicoculturali.

Un recente progetto, basato e ispirato alla natura e al potenziale turistico, vorrebbe ricollegare la zona delle Cantine e del Museo doganale con Santa Margherita sulla parte italiana, dove una chiesa con nucleo sono il luogo di partenza di una funicolare non più attiva che portava alla vetta del Belvedere verso la Valle d’Intelvi. In una più ampia ottica lacuale, considerato che a Caprino è presente un ostello e il Sentiero delle Cantine è un apprezzato percorso con apice il Museo doganale, sarebbe auspicabile permettere nuovamente di continuare sul sentiero fino a Santa Margherita e Osteno, da dove è possibile proseguire attorno al lago sia su strada carrabile sia con i battelli. E rendersi conto, soprattutto dalla prospettiva offerta da questo lato, della bellezza e del potenziale naturalistico e culturale che costellano tutta la regione.

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Athena Demenga
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19 aprile 2021
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