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Eros Bellinelli intervista Remo Rossi

19 aprile 1949
RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana

Nato a Locarno il 27 settembre 1909 e morto a Berna il 30 dicembre 1982, Remo Rossi fu soprattutto scultore, pur avendo operato anche nel campo del disegno. Affrontò oggetti sacri e profani, ma anche animali e acrobati. Nelle pagine di «SIKART Dizionario sull’arte in Svizzera» si ne legge una bella scheda biografica scritta nel 1998 da Maddalena Disch. Rimandando al sito per la lettura integrale, qui ne forniamo alcuni estratti:

Figlio di un intagliatore di pietre, frequenta dapprima la Scuola di arti applicate a Lucerna (1925, da Joseph von Moos) e dal 1926 al 1931 l’Accademia di Brera (studi di anatomia; corsi di disegno con Gottardo Barbieri). A Milano studia però soprattutto presso lo scultore Ernesto Bazzaro. Tra il 1932 e il 1935 soggiorna prevalentemente a Parigi, dove è allievo di Paul Landowski all’Ecole nationale supérieure des beaux-arts e di Charles Despiau all’Académie scandinave. Nella capitale francese, pervasa dal clima dell’Ecole de Paris, Rossi si sistema nel quartiere popolare di rue d’Alésia; frequenta il vicino Dôme dove incontra tra gli altri Alberto Martini e Gino Severini. Rientrato definitivamente a Locarno nel 1936, avvia un’intensa attività che gli assicura una posizione di rilievo nel panorama culturale ticinese. Realizza innumerevoli opere di arte funeraria e di arte sacra in tutta la Svizzera (statue, tabernacoli, vie crucis, rilievi, altari); vince molteplici concorsi per decorazioni artistiche di edifici pubblici (soprattutto sculture e rilievi sulle facciate).
[…] Sull’arco di un cinquantennio il realismo della scultura di Remo Rossi si manifesta in tre principali modalità stilistiche. Negli anni ‘30 e ‘40 prevalgono nudi femminili e ritratti improntati prevalentemente alla tradizione classica conosciuta a Parigi: Charles Despiau e Aristide Maillol sono i riferimenti principali per i volumi pieni e le espressioni pacate delle figure in bronzo o pietra. Da Emile-Antoine Bourdelle e da Auguste Rodin Rossi riprende il contrasto tra forma viva e forma sublime. Nel decennio successivo le levigate definizioni formali si fanno più incisive; una progressiva stilizzazione rende le figure, prevalentemente bronzee, più scarne e spersonalizzate. Tale linguaggio scultoreo riporta alla solidità arcaica, a tratti popolaresca, di stampo romanico, presente anche in Arturo Martini. Ma esso richiama anche talune soluzioni plastiche di Giacomo Manzù e soprattutto le figurazioni di Marino Marini, sia nei volumi sfaccettati e articolati secondo moduli geometrici, sia nelle calibrate composizioni tematiche.
[…] Dalla quiete delle sculture classiche iniziali alla tensione delle figurazioni successive, Rossi manifesta anzitutto un elogio del mestiere. La sua intensa produzione è contraddistinta da un’imperterrita ricerca e da un continuo approfondimento espressivo. Gli stili che coabitano nel suo operato, sviluppati tramite l’assimilazione di varie esperienze plastiche, rispondono alla sua fiducia nel reale, inteso come veicolo di immediata comunicazione sociale. Staticità e dinamismo si intrecciano e si alternano nelle figurazioni sacre e profane, ora opponendo alla luce volumi pieni, ora lasciando che lo spazio compenetri i vuoti. La materia è lavorata enfaticamente per figurare momenti di esistenza individuale e collettiva, per cogliere la vita negli elementi che la fondano. Per Remo Rossi l’arte è natura trasformata dall’artista; il metro di misura di tutte le cose resta sempre l’uomo: le sue attività, le sue irrequietudini e aspirazioni. […] [Maddalena Disch]

Il servizio di Eros Bellinelli qui riprodotto andò in onda il 14 aprile 1949. Si tratta della prima intervista rilasciata da Remo Rossi a Radio Monteceneri ed è registrata su due dischi di acetato conservati alla Fonoteca nazionale svizzera.

I temi trattati da Eros Bellinelli con Remo Rossi sono il lavoro artistico con la pietra dura, i rapporti con i colleghi, la fusione dell’opera d’arte con l’architettura, il basso rilievo, i gruppi di figure, lo scambio di idee tra artisti, la necessità di guardare ai maestri del passato, lo studio della storia dell’arte, le sculture libere, il rapporto tra la figura e lo spazio, l’arte sacra, il portale in legno e bronzo della palestra di Locarno e, da ultimo, le tecniche della scultura.

I nomi citati sono quelli di Jakob Probst, Kaiser, Hermann Hubacher, Hermann Haller, Beninger, Giuseppe Motta, Henry Moore, Henri Laurens e Archipenko.

I luoghi menzionati nell’intervista sono Zurigo, Berna, Locarno e Venezia.

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16 febbraio 2022
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