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«Uraman…», di Giovanni Doffini

5 gennaio 1982
RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana

Il 5 gennaio 1982, nella rassegna intitolata «Film svizzeri», l’allora TSI mandò in onda «Uraman…», di Giovanni Doffini. È la storia di una casa situata nella periferia di Lugano (la Casa Rossa nel quartiere Sala dell'ex Comune di Pregassona) e del suo ultimo inquilino Tullio Doffini di 72 anni il quale — dopo avervi vissuto per 50 anni — deve lasciare l'abitazione poiché sfrattato a causa del vetusto impianto elettrico dell'immobile il cui rifacimento risulta troppo oneroso per il proprietario.

Alle pagine 2-3 del settimanale «Teleradio» in edicola per la settimana dal 2 all’8 gennaio 1982, il regista stesso presentava la sua opera con queste parole:

Il soggetto del film può sembrare, a prima vista, banale: è la storia di una casa di Pregassona, nella periferia di Lugano, e il ritratto del suo ultimo inquilino, un uomo di 72 anni, che vive solo. Ma a me il soggetto è stato imposto dal fatto che questo uomo, dopo aver vissuto 50 anni in quella casa, insieme al resto della sua famiglia, deve lasciarla perché ha ricevuto la disdetta. L'uomo è mio padre e la casa è la nostra, anzi. appunto non lo è. C'è voluta la disdetta per capirlo e da allora, ogni notte, la sogno, la casa. Lasciare quella casa, anche se non ci vivo più regolarmente, è come privarmi prematuramente di preziosi ricordi d'infanzia e di quella vaga sicurezza che provavo sapendo di poter sempre tornare a casa. Lasciare quella casa per me è un por morire, per mio padre è morire più presto ancora! Questa situazione per me è diventata anche il pretesto per avvicinare mio padre, per frugare nel suo passato, nella storia della mia famiglia. Una famiglia di emigrati, come tante altre, che viveva raggruppata in quella casa come una tribù, il cui calore umano serviva a far sopportare fatiche e privazioni. Emigrati, che oramai parlano il dialetto ticinese meglio della lingua italiana, che non saprebbero più nemmeno dove andare se dovessero tornare in quel paese che sul passaporto, figura ancora come la loro patria: Individui umili, rassegnati, che hanno lavorato una vita intera senza dare fastidio a nessuno, senza sapere di avere anche dei diritti che altri dimenticano di rispettare. Persone troppo buone, che subiscono gli avvenimenti della storia o della loro vita, adeguandosi docilmente, che non osano nemmeno sognare, ad esempio, di comperare la «loro» casa, di «accedere alla proprietà», come si usa dire oggi. Persone che alla fine di ogni frase dicono «uramai», un termine che esprime una rassegnazione antica, secolare, di fronte al proprio destino. Man mano che raccoglievo le mie cose per sbarazzarmene ho scoperto angoli ed oggetti che hanno suscitato in me dei ricordi di infanzia a tal punto da rimettermi a giocare come un tempo con Cito, un mio amico di sempre che mi ha dato una mano nella realizzazione del film. Il risultato di questo gioco è stata la creazione di un piccolo spettacolo teatrale, sulla tragedia del trasloco, improvvisato l'ultimo giorno per divertire mio padre, mio zio e i vicini di casa.
Giovanni Doffini

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29 marzo 2022
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Le nostre vite: un secolo di storia degli svizzeri attraverso le loro immagini

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