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8/12 Contrabbando di massa

2016
Cristina Kaufmann
Museo del Sasso del San Gottardo

Il “mestiere” del contrabbandiere si diffuse a tal punto che nel 1943 divenne un fenomeno di massa. Lunghe le di contrabbandieri s’incamminavano dall’Italia per poi una volta arrivati in Svizzera sciogliersi in gruppi per evitare le guardie di con ne. Le colonne erano composte da uomini e donne di diverse età. Gli anziani portavano quello che l’età gli consentiva, mentre i contrabbandieri di “mezza età” nel pieno della loro forza, allenati e con esperienza portavano sul dorso fino a 30 kg di merce. Le donne riuscivano a trasportare circa la metà o meno del peso degli uomini. Anche i giovanotti ancora impauriti dai primi viaggi, trasportavano meno merce, dai 3 ai 5 kg e spesso dovevano fare da civetta e ispezionare il tragitto.

ARRIVATI IN TICINO

Una volta arrivati in Svizzera, i contrabbandieri prendevano contatto con contadini, alpigiani o boscaioli ticinesi per poter vendere la merce, oppure nei paesi meno controllati, si recavano direttamente nelle case degli acquirenti. Spesso il riso veniva pagato dai 2 ai 5 CHF al kg oppure barattato con merce che scarseggiava in Italia, come sigarette, saccarina e sale. Poi i contrabbandieri passavano la giornata nascosti in fienili o cantine aspettando il momento propizio per ripartire, quindi l’oscurità, e portare a casa un guadagno di circa 40-50 CHF. Bruno Soldini, azzarda una cifra di circa 100‘000 kg al mese, quindi un passaggio di circa 130 uomini carichi di riso al giorno lungo tutta la frontiera sud.

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Contrabbandiere

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Cattura dei contrabbandieri

Campi di punizione

Ovviamente non tutti i viaggi andavano a buon fine, ad alcuni contrabbandieri capitava di essere intercettati e poi fermati dalle guardie di confine, tramite l’intimazione: “Alt, Guardia Svizzera mani in alto!” Il solo fatto di fuggire era qualificato come atto di resistenza attiva. Le persone bloccate, venivano poi arrestate e portate no al Posto delle guardie, dove venivano perquisite e interrogate.

Testimonianza di una famiglia ticinese

Fin da bambina ricordo di averli sempre visti arrivare. Erano in tanti e venivano quasi tutti i giorni. Ossolani: facevano la Fria e scendevano dalla Cravariola, in squadre anche di venti persone (…). In genere erano giovanotti che parevano sempre allegri. Forti e senza nessuna paura della montagna. Venivano in tutte le stagioni e con qualsiasi condizione della montagna. Facevano dei carichi pesantissimi, ma ormai erano talmente allenati (…). A noi comunque serviva eccome quello che ci portavano.

Ferrari, Erminio: Contrabbandieri. Uomini e bricolle tra Ossola, Ticino e Vallese. Verbania, Tararà Edizioni, 1996

Cattura di contrabbandieri

Mi hanno preso a Carena e portato in caserma. Avevamo con noi burro e riso. Ci chiesero se eravamo entrati altre volte. Risposi che no, che era la prima volta. Allora ci hanno sequestrato quello che avevamo e ci hanno accompagnato no al con ne. Rientrato in Italia sono andato a prendere un’altra bricolla e la sera stessa sono entrato un’altra volta.

Tutt’a un tratto sento: pam ! accidenti, uno spavento, era il capoposto di Cabbio. Avevo il mio sacco. Mi dice: „Hai visto che ti ho preso?“ (…) Il mattino dopo, con tutta la compagnia di quelli presi durante la notte ci hanno mandato a Muggio (…). Il capoposto ci ha fatto tutte le domande, ci ha verbalizzato come si deve, e poi ci ha spediti a Chiasso, a piedi, accompagnati dai soldati (…) lì ci hanno fatto la doccia e purificati per bene (…). La mattina ci hanno spediti a Bellinzona in treno. Arrivati a Bellinzona, alla casa d’Italia, ci hanno fatto il primo rancio, a mezzogiorno.

Soldini, Bruno: Uomini da soma. Contrabbando di fatica alla frontiera tra Italia e Svizzera 1943-1948 Gli anni del riso. Gdp: 1985

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Articolo: Selvaggio West in Ticino

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Merce sequestrata

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Vai al dossier La seconda guerra mondiale in Ticino – sviluppo del contrabbando come risposta al razionamento cliccando qua.

Archivio Museo della Memoria: MDM0270

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30 ottobre 2021
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