Le informazioni di membri e visitatori sono analizzate in modo anonimo per fornire il miglior servizio possibile e rispondere a tutte le esigenze. Questo sito utilizza anche dei cookies, ad esempio per analizzare il traffico. Puoi specificare le condizioni di archiviazione e accesso ai cookies nel tuo browser. Per saperne di più.

Dal Ticino rurale a quello del terziario - Statistiche

18 febbraio 1972
RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana

Si può affermare che la popolazione ticinese sia passata in circa due generazioni dal mondo agricolo e dall'insediamento rurale, all'inurbamento e alle attività del terziario. Nei decenni di forte crescita e di rapida modernizzazione, ossia dal 1960 circa, si costata una tendenza alla concentrazione geografica della popolazione, con spopolamento delle valli e crescita dei comuni di periferia intorno ai centri e lungo le vie di comunicazione. L'aumento demografico è dovuto soprattutto all'immigrazione, mentre la popolazione autoctona tende ad invecchiare. Osservando l'evoluzione della popolazione attiva dal 1950, si notano il calo continuo del settore primario (agricoltura e allevamento), la diminuzione del secondario (industria, artigianato, edilizia) a partire dal 1970, con la parallela forte crescita del terziario (o servizi), che comprende il commercio, la ristorazione e gli alberghi, le attività bancarie, fiduciarie e assicurative, i trasporti e le comunicazioni, l'amministrazione pubblica, servizi pubblici e sociali di vario genere. I contadini diminuiscono, sia per le precarie condizioni di lavoro sia per lo scarso reddito, mentre il settore secondario tende a concentrarsi in quelle aree che possono facilmente far ricorso alla manodopera frontaliera.

La terziarizzazione è un fenomeno generale dell'economia postindustriale, che assume in Ticino connotazioni particolari. Si nota una forte crescita del settore bancario e fiduciario, un'espansione delle attività statali e parastatali (amministrazione, scuola, sanità, ecc.), un aumento dei servizi legati al turismo e allo svago. Nel 1990, con il 73% della popolazione attiva occupata nei servizi, il Ticino era uno dei cantoni più terziarizzati della Svizzera. Quello dei servizi sembra l'unico settore che possa contribuire allo sviluppo e all'identità regionali, a condizione di promuovere attività terziarie in grado di far crescere l'economia, quali il turismo, la ricerca, la consulenza e l'intermediazione.

Indicizzazione delle sequenze :

0'01''-3'22'' L'apporto demografico degli immigrati

L'analisi dei dati riguardanti il Canton Ticino che scaturiscono dal censimento federale del 1970 indicano che in dieci anni gli svizzeri sono aumentati dell'11%, gli stranieri dell'85%. Come risulta dall'alto tasso di matrimoni e dall'aumento delle nascite, il Ticino ringiovanisce grazie agli immigrati. Ma il fenomeno tocca soprattutto le zone urbane e i centri di attività economica.

L'analisi di Bruno Bionda, dell'Ufficio cantonale di statistica.

4'50''-12'41'' Spopolamento delle valli e squilibri regionali

Si ringiovanisce al piano, ma si invecchia nelle valli con il depauperamento demografico ed economico. Il fenomeno è descritto da Bruno Bionda, dell'Ufficio cantonale di statistica.

Gli squilibri demografici riflettono squilibri economici che rivelano il fallimento della politica di sviluppo regionale, come sottolinea Bruno Legobbe, segretario del Dipartimento cantonale dell'economia pubblica..

2'42''-15'21'' Crescita del terziario a scapito di agricoltura e industria

Sono diminuiti i contadini, sia per le condizioni di lavoro, sia per lo scarso reddito; un'ampia zona agricola del Ticino è abbandonata o sopraffatta.

Ha subito un calo occupazionale anche l'industria, ma il settore secondario ha soprattutto accresciuto gli squilibri, accentrando le attività in poche zone, dove predomina il frontalierato.

Cresce invece il settore terziario (servizi, amministrazioni, commerci), grazie soprattutto allo sviluppo delle banche.

18'09''-25'09'' Lo sviluppo delle zone periferiche intorno ai centri

La popolazione tende a spostarsi dai grossi centri verso le zone di periferia. Il fenomeno è ravvisabile nel moltiplicarsi dei palazzi e degli insediamenti in luoghi assai discosti dal centro, e si traduce nel forte aumento demografico dei comuni periferici intorno a Lugano e Chiasso. Il fenomeno è analizzato da uno specialista di pianificazione territoriale.

Questo servizio di Silvano Toppi andò in onda nel programma "Prisma" il 18 febbraio 1972. L'analisi dei dati riguardanti il Canton Ticino scaturite dal censimento federale del 1970 indicavano alcune macrotendenze demografiche tra gli anni Sessanta e Settanta: 1. nelle zone urbane, e in generale di pianura, la popolazione ringiovanisce, soprattutto grazie ai figli degli immigrati; 2. selle valli la popolazione sta sensibilmente invecchiando; 3. crescono sensibilmente di numero i posti di lavoro legati al terziario (servizi e amministrazione), a scapito dei settori industriali e agricolo; 4.Spostamento delle residenze dalle città ai Comuni periferici. Parlano: Bionda: Ufficio statistica; B. Legobbe: segretario del Dipartimento dell?Economia Pubblica; Cocco: pianificatore del territorio.

Devi essere registrato in per poter aggiungere un commento
Non ci sono ancora commenti!
La rete:
Sponsor:
5,307
1,879
© 2020 di FONSART. Tutti i diritti riservati. Sviluppato da High on Pixels.