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6/12 Contrabbando al confine ticinese

2016
Cristina Kaufmann
Museo del Sasso del San Gottardo

Vita quotidiana di contrabbandieri, guardie di confine e popolazione ticinese.

Tra il 1943 e il 1944 il contrabbando sul confine ticinese conobbe una forte crescita. Lo sforzo del piano Wahlen fu notevole, ma non sufficiente a garantire una quantità e varietà alimentare alla popolazione locale. Le continue restrizioni alimentari dovute al razionamento, spinsero la popolazione a ricorrere sempre più al mercato nero e quindi all’acquisto di merci contrabbandate dall’Italia. Le principali merci importate verso la Svizzera furono il riso, farina di mais, farina di frumento, pasta e burro. Al contrario, verso l’Italia venivano esportati principalmente il tabacco, le sigarette e il sale.

Il contrabbando si trasformò in un canale di approvvigionamento supplementare e quotidiano del quale non si poteva più fare a meno. Il contrabbandiere divenne così un mestiere sempre più apprezzato dalla popolazione, soprattutto quando questi uomini con le loro bricolle riuscivano a trasportare i loro 20-30 kg di merce a destinazione.

I contrabbandieri o „spalloni” non avevano però vita facile, con la loro pesante bricolla (zaino speciale costruito appositamente per il viaggio) dovevano viaggiare per giorni e notti tra dirupi, burroni, freddo e con la costante paura di venire catturati. Per arrivare a varcare il confine, gli spalloni dovevano essere grandi conoscitori del territorio, e, al contempo, delle abitudini e turni delle guardie di confine svizzere.

mdm.atte.ch/MDM0270-foto-6-1.j...

Testimonianza di un contrabbandiere

Partivamo a mezzogiorno da S. Bartolomeo e arrivavamo la mattina all‘alba nei monti sopra Bellinzona. Camminavamo in fretta perché dovevamo arrivare ancora con il buio, non di giorno, perché di giorno era più pericoloso, potevano vederci le guardie. Arrivavamo giù nel bosco e la gente correva quando lo sapeva e ci chiamava: „vieni a casa mia, vieni a casa mia“ e noi portavamo il riso, il burro (…). Noi ci guadagnavamo da vivere, perché qui c‘era la miseria, si moriva di fame (…). Partivamo a volte 300-400 persone (…). Tutti insieme. Poi ci si divideva in squadre. Magari oggi partiva un gruppo grosso, domani 20-30 per volta.

Battaglia Ermanno, detto Camilin, S. Bartolomeo, Val Cavargna

mdm.atte.ch/MDM0270-foto-6-2.j...

Testimonianza di un boscaiolo ticinese

Sapevo di preciso quanti contrabbandieri lavoravano sui monti. Io dicevo per esempio: se volete venire mercoledì mattina, alle 8.00, nel tal posto arrivano 20/25 contrabbandieri (…). Arrivavano giovanotti, uomini anziani e anche ragazze. I contrabbandieri aprivano le bricolle, e tiravano fuori tutta la merce (…). Così contrattavano e quei poveri contrabbandieri riuscivano a vendere la merce e il riso. Appena venduto tutto, appena possibile tagliavano la corda, avevano sempre paura perché quando venivano presi erano mandati a Bellinzona (…). La merce veniva nascosta sui monti e poi, un po’ con le gerle, un po’ in mezzo al fieno, si portava a casa. Questo era il sistema di contrabbando qui.

Felice Bruni, boscaiolo, Mesocco

Vedi il pannello cliccando qua

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Percorsi faticosi

Vai al dossier La seconda guerra mondiale in Ticino – sviluppo del contrabbando come risposta al razionamento cliccando qua.

Archivio Museo della Memoria: MDM0270

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30 ottobre 2021
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