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Dove saremo nel 1984?

5 agosto 1978
RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana

Per decenni, il 1984 è stato un anno a tal segno atteso, che costituiva un esercizio scaramantico prefigurarne una visione meno cupa di quella descritta da George Orwell. «Nineteen Eighty-Four» è solo l’inversione delle due ultime cifre dell’anno in cui l’autore inglese scrisse il più famoso romanzo distopico del Novecento, ma a lungo designò il momento in cui tecnologia e totalitarismo avrebbero tenuto in pugno ogni abitante di Oceania, Eurasia ed Estasia — e magari anche ciascuno di noi.

Intitolato «Dove saremo nel 1984?», questo documentario della SSR mandato in onda dall’allora TSI il 5 agosto 1978 è un esempio del modo ambivalente con cui si attendeva l’arrivo del fatidico 1984: si manifestava il timore di una sorveglianza panottica, ma nello stesso tempo si elencavano i pregi dell’osservazione da remoto; si metteva in primo piano le virtù dell’automazione, ma già si paventavano quelle trasformazioni del mondo del lavoro che avrebbero espulso dal ciclo produttivo le figure professionali obsolete.

Ad uno sguardo retrospettivo emergono quelle «convergenze tecnologiche» tipiche dei passaggi d’epoca: nastri magnetici prima usati per il supporto della musica — per esempio, ora diventati estensione dove i computer registrano in forma binaria i loro dati; oppure televisori che prima intrattenevano la famiglia a casa, la sera, diventati latori di ordini perentori per segretarie chiuse in un circuito di produzione regolato dalle macchine. Pian piano, surrettiziamente, la tecnologia stava rigirando come un guanto il mondo noto fino ad allora: gli stessi oggetti cominciavano ad avere una funzione nuova — il mutamento subentrando attraverso l'inavvertito ri-uso delle cose da sempre note.

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9 aprile 2021
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