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Mario Bernasconi

2016
Katia Piccinelli
Katia Piccinelli

UN UOMO CRIPTICO NON CERCA LA VERITÀ, MA UNICAMENTE LA SUA ARIANNA.

Mario Bernasconi si forma come scultore a Lugano, presso la scuola di Luigi Vassalli. A otto anni scopre la propria inclinazione per la scultura quando, giocando con dell’argilla, modella una piccola mucca che gli vale il suo primo guadagno. Nel corso della sua vita viaggia molto sia in Svizzera che all’estero, ma mantiene un forte legame con il Ticino. Nel 1927 il matrimonio con l’artista tedesca Irma Pannes lo porta a Berlino, dove sviluppa una buona rete di contatti che per un certo periodo gli perme e di vivere della propria arte. Nel 1929 la nostalgia lo riporta in Ticino e si abilisce in un’antica dimora di Sala Capriasca che diventa meta di numerosi arti i locali (tra i quali Gualtiero Colombo), svizzeri e stranieri. Nel 1933 la casa viene messa in vendita dai proprietari ed egli è costretto a malincuore a lasciarla, non avendo i mezzi per acquistarla. L’ACVC ha raccolto molte immagini che lo scultore scattò nella regione, messe a disposizione dalla figlia Claudia. La casa paterna a Pazzallo è oggi adibita a museo..

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Mario Bernasconi e Irma Bernasconi Pannes, 1930 ca

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Mario Bernasconi

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Mario Bernasconi

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Mario Bernasconi

“Questa nota di gentilezza dice subito che accanto all’uomo arti a vive e ne conforta lo spirito una delicatissima figura di donna venuta dal settentrione ricca di cultura e di sensibilità artistica, in cerca di amore, sole e tepore. Tipico esempio di donna germanica, innamoratissima della nostra latinità che dimostra sempre di saperne apprezzare meglio di noi le doti che sa mettere in bella evidenza. In questo ambiente caratteristico, l’operosità appassionata di Mario Bernasconi pensa e crea le sue opere” (Pericle Buzzi).

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Interno della casa di Mario Bernasconi, 1929-1933

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Mario Bernasconi e Irma Bernasconi Pannes con un’amica nella corte della loro casa, 1929-1933

“La casa è tanto bella e tanto cara. Mentre ti scrivo sono tutto commosso. Tutto è pace, lavoro e gioia nostra. Io vedo le tue mani, che compongono graziosamente tante cose belle. È povera, ma ricca nella sua semplicità ed emana un sentimento austero della pace del lavoro. Qui l’odio non entra. Qui, è la casa ove tutto si affratella nella lotta per la Vita e nella gioia creata dalle umili nostre opere…” (le era di Mario a Irma Bernasconi).

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Irma Bernasconi

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Irma Bernasconi Pannes accanto alla te a scolpita di Gualtiero Colombo, 1929-1933

La figlia del pittore, Gina Maria Rossi

“La casa è antica. Porta i segni evidenti dei suoi anni e purtroppo di un lungo abbandono; ma è sempre bella, quasi maestosa. Fu dimora di patrizi. (…) Ambiente simpaticamente severo, ingombro, in un piacevole disordine, di opere dell’artista, di oggetti antichi, di quadri, di rivi e, di vasi, di ori e i arnesi agricoli. (…) Vecchia e cara casa ticinese, cadente sì, ma sempre salda in piedi, perché le mura sono grosse e di buona calce e il tetto di pietre. In questa serenità l’artista lavora, chiuso in una stanza rustica tutta luce e allegrezza” (Pericle Buzzi).

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Mario Bernasconi e Irma Bernasconi Pannes, 1930 ca.

“Volevo che oltre la mia donna, convenissero così tutti i compagni di lotta e sofferenza, onde rendere più leggero il pensiero che tutto questo bello fosse solo fatto da me per me. Il “romito” doveva difatti situarsi su un’altura con davanti una natura meravigliosa, della valle che si stendeva di sotto, con ondulati colli e umicelli serpeggianti, lucidi come specchi e coronato da montagne belle e maestose come giganti assopiti e gravi”. (Mario Bernasconi)

Curatrice della mostra: Katia Piccinelli

Illustrazioni, tutto parla di te

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Archivio Museo della Memoria: MDM0379

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12 settembre 2021
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