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Video 3/6 – Intervistiamo alcuni cittadini-prima parte

2015
Atte-Museo della Memoria

I bambini intervistano diverse persone anziane di Cadro sulla vita quotidiana dei loro tempi.

Onorina Merenda, racconta degli animali che c’erano vicino a casa sua, dei vari grotti del paese tra i quali l’osteria Circolo che ha dato il nome alla strada “via dei Circoli”. Dice che a scuola dovevano indossare un grembiule nero e, in estate, portavano ai piedi gli zoccoli. In casa si cucinava sul fuoco del camino appendendo le pentole a una catena che scendeva dall’alto e più avanti sono passati alla ‘cucina economica’, sempre alimentata a legna.

Antonio Rossini, parla di come il paese era raggruppato in un nucleo con pochissime costruzioni al di fuori e solo negli anni Settanta del Novecento ha incominciato a crescere. Spiega inoltre cosa significa fare politica in un paese dove mancavano diverse infrastrutture, tra le quali il raggruppamento dei terreni. Testimonia inoltre che i vestiti erano confezionati in casa anche con la lana delle pecore della famiglia.

Giorgio Zocchi, racconta che i contadini portavano il latte delle loro mucche alla latteria comunale che poi lo vendeva e ricorda le case senza acqua calda per lavarsi, quest’ultima doveva essere riscaldata sul fuoco. Spiega inoltre cos’è il patriziato, comunità composta dai proprietari di boschi e terreni, che forniva la legna a prezzi buoni per riscaldare e cucinare. Testimonia che ai suoi tempi c’erano le scuole elementari a Cadro e le Maggiori (oggi le Medie) a Dino.

Graziella Camponovo, dopo aver letto una sua poesia in dialetto, parla di come erano riscaldate le case: con i camini o le stufe economiche a legna, dove si cucinava, e il metodo di scaldare il letto con la “bouillotte”, una bottiglia contenente acqua calda. La luce elettrica serviva solo per illuminare i locali con una sola lampadina, e chi non aveva la corrente utilizzava le candele. Il tram era molto importante per la gente che doveva andare a lavorare a Lugano; arrivava solo fino a Dino e le persone di Sonvico e di Villa Luganese dovevano proseguire a piedi. Per fornire le merci, ad esempio la legna per i camini e le stufe, venivano usati i carri trainati dai cavalli. Racconta inoltre che quando andava a scuola il giovedì pomeriggio era libero ma si doveva frequentarla anche il sabato. Non c’era la lezione di ginnastica perché non avevano la palestra. Diverte i bambini raccontando che quando nevicava andavano a slittare e, chi non aveva una slitta, scendeva seduto sulla cartella. Le ragazze non portavano mai i pantaloni ma vestiti con lunghe calze di lana mentre i ragazzi portavano pantaloni fino al ginocchio e calze di lana. Mangiavano carne forse una volta la settimana e il menu non era molto variato: minestrone, patate, latte, formaggio, pasta, pane…

Andreina Andreutti, descrive le case del nucleo di Cadro e di come le porte non erano mai chiuse a chiave. L’unico mezzo per spostarsi da casa era il tram Lugano-Cadro-Dino che prendeva una o due volte l’anno, con il vestito bello, ed era una grande festa. In paese avevano l’automobile il medico, il macellaio e forse il panettiere. Ricorda i boscaioli che venivano dalla zona di Bergamo a tagliare gli alberi dei boschi più impervi e facevano scendere la legna al piano per il tramite di fili a sbalzo. Durante l’anno passava lo spazzacamino, l’arrotino e il magnano (o stagnino). Parla anche della scuola con le pluriclassi e il poco materiale di cui disponevano; all’entrata del maestro si alzavano tutti in piedi per salutarlo.

Giglia Zanetti, racconta quanto erano fredde in inverno le camere e i letti venivano riscaldati mettendo della brace in uno scaldino che si toglieva prima di andare a dormire. Ricorda il gelataio che chiamava i clienti suonando una trombetta, gelato ottimo che costava 10, 20 o 30 centesimi, e il panettiere che, con il suo carro trainato da due cavalli, consegnava il pane nei villaggi vicini. Anche i contadini usavano un carretto coi cavalli per il loro lavoro. Racconta di calze e maglioni confezionati con la lana delle pecore dalla mamma o dalla nonna e di altri capi d’abbigliamento. Ricorda il cibo cucinato con i prodotti dei campi, l’inesistenza dei frigoriferi e gli alimenti che venivano tenuti al fresco in cantina. Chi allevava un maiale, per Natale, aveva i prodotti della ‘mazza’: salami, luganighe, ecc.

Gianluigi Righini, testimonia di quando era bambino e con gli amici giocava con le biglie, e ne spiega il gioco. L’elettrificazione pare sia arrivata in una decina di case nel 1909-1010 ed era solo per la luce. Chi lavorava a Lugano prendeva il tram (in funzione dal 1911 al 1970), in seguito si spostava con il bus.

Nadia Molina, parla del materiale scolastico: 1 matita, 1 gomma, 1 penna con il pennino, pochi colori e non tutti avevano una cartella di pelle per contenerlo.

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Archivio Museo della Memoria: MDM0094

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14 maggio 2021
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