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I convitti industriali: una particolarità dell'emigrazione femminile

8 marzo 1988
RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana

In Svizzera, all'inizio del Novecento aumenta il numero di donne che lavorano negli stabilimenti industriali: il 40% della manodopera è costituito da personale femminile. Alle donne spettano compiti ripetitivi, lavori non qualificati e mansioni che ricalcano le attività domestiche: lavandaia, stiratrice, cameriera. I salari sono miseri, le condizioni d'impiego pessime e la protezione sociale quasi nulla.

Ma il lavoro femminile salariato è condannato da più parti, specialmente perché lo si ritiene ricco d'insidie morali, specialmente per le giovani donne. Per ovviare a tali critiche, molti stabilimenti del ramo tessile della Svizzera tedesca si dotano di convitti industriali tenuti da religiose, nei quali le giovani lavoratrici nubili vivono recluse e sorvegliate come in una prigione, con il pretesto di proteggerle da vizi e pericoli e di educarle al lavoro e alla virtù.

Nei primi decenni del XX secolo anche molte giovani ticinesi hanno conosciuto l'esperienza dei convitti industriali della Svizzera tedesca, spinte dalla necessità di contribuire al sostentamento delle famiglie. Le ragazze ticinesi erano particolarmente apprezzate dai padroni delle filature, per la loro "intelligenza meridionale" unita alla "solidità teutonica". Le giovani emigranti nutrivano anche la speranza, crudelmente disattesa, di evadere dal mondo contadino arcaico e patriarcale, per imparare un mestiere e acquisire nozioni di tedesco.

Indicizzazione delle sequenze:

0'01''-10'44'' I convitti industriali: sulle tracce del passato femminile

10'45-16'20'' La polemica sui convitti industriali

16'21''-20'40'' Le ragioni dell'emigrazione femminile dal Ticino 1900-196020'41''-25'05'' Alla scoperta di un altro mondo

25'06''-29'26'' Il convitto: una prigione bigotta per manodopera femminile

29'27''-34'41'' In convitto come in fabbrica: segregate e sfruttate

0'01''-5'25'' In convitto come in fabbrica: segregate e sfruttate

5'26''-12'35'' Tra disciplina ed esercizi spirituali: una fabbrica di vocazioni

12'36''-16'16'' "Come una sepolta viva"

16'17''-25'46'' Pochi momenti di svago e tanta solitudine affettiva

25'47''-31'28'' La fine dei convitti industriali: il bilancio nel ricordo delle protagoniste

Gli autori di questo documentario andato in onda l'8 marzo 1988 sono Yvonne Pesenti e Werner Weick. Tra gli intervistati: Yvonne Pesenti, storica; Angelika Balabanoff, socialista russa; Hermann Greulich, del Movimento operaio svizzero; Rosina Steuri Moresi, Francesca Broggini, Dorilla Barbè, Olga Camozzi, Ersilia Lotti e Silvia Barra, ex ragazze di convitto.

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  • giuseppe donati

    Documento per me tristemente meraviglioso. Certi modi mi hanno ricordato i racconti di Charles Dickens sulla Londra ottocentesca coi convitti-lager per gli orfani. La mia nonna materna era operaia in tessitura di cotone, tra gli anni venti ed i cinquanta, nell'AltoMilanese... ho sentito i suoi racconti... sui telai meccanici si utilizzava la "navetta volante" per condurre il filo nella trama del tessuto, quante ragazze l'avevano presa in volto, talvolta perdendo un occhio!!

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