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«Nostalgia d’identità: il passato in naftalina»

26 aprile 1987
RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana

Curata da Fabio Calvi e Tiziano Gamboni, il 26 aprile 1987 andò in onda la prima delle tre puntate del ciclo televisivo intitolato: «L’immagine e la maschera». Scopo della serie era quello di compiere una indagine sul tema dell’identità ticinese, mettendo a confronto l’immagine che di loro si facevano allora i ticinesi e quella che ne avevano i turisti, in particolare quelli provenienti dal nord.

Questa prima puntata s’intitola: «Nostalgia d’identità: il passato in naftalina». Identità è una parola magica, che per i ticinesi si carica di significati mitici, fino a trasformarsi in un’araba fenice perdendo il suo senso primitivo. Qual è la nostra identità? – si chiedono i due autori. Come e in seguito a quali sollecitazioni storiche è mutata? Perché in passato abbiamo promosso presso gli stranieri, in particolare turisti, un’identità nella quale non ci riconosciamo?

A pagina 5 del settimanale «TeleRadio 7» n. 17 del 25 aprile – 1° maggio 1998 si leggeva una presentazione complessiva della serie, preceduta da due citazioni:

Malauguratamente questa magnifica terra non è abitata da gente felice.

Johann Gottfried Ebel, 1809

ll carattere ticinese è aperto, amabile e assolutamente ben disposto nei confronti dello straniero (...). L’ospitalità è una virtù cardinale del ticinese, dal più povero al più ricco (...). È una pura gioia vivere a contatto con questo sano, allegro, fresco e vitale popolo primitivo.

Rudolf Fastenrath in «Fröhliches Volk im Tessin», 1906

«L’immagine e la maschera»

Viaggio in tre puntate alla scoperta dell’immagine folclorica del Ticino

Come può un complesso di immagini che rappresenta in modo falso e strumentale le caratteristiche del Ticino svilupparsi fino a diventare un mito condiviso spesso dai ticinesi stessi? Questa domanda è alla base del programma in tre puntate di Fabio Calvi e Tiziano Gamboni intitolato «L’immagine e la maschera», del quale vedremo la prima parte domenica alle 21.30. L’idea dell’emissione, spiegano gli autori, risale ad alcuni anni fa, alla lettura del saggio di Virgilio Gilardoni «Le immagini folcloriche del popolo allegro»., in cui l’autore analizza alcuni prototipi ad uso turistico, stimolando ad un maggiore approfondimento degli stereotipi ticinesi. Gilardoni prendeva spunto da «Fröhliches Volk im Tessin», un libretto lussuosamente rilegato edito nel 1906 dalla Verlagsbuchhandlung «Ceresio» di Magliaso. Il testo decantava il clima e gli abitanti del Cantone, evidenziando l’interesse turistico delle popolazioni germaniche per la regione: canzoni in versi tedeschi dedicate agli artigiani e alle figure tipiche di un immaginario villaggio ticinese, nel libretto erano affiancate ognuna da fotografie accuratamente inscenate in cui l’artigiano recitava l’azione descritta nel motivo. L’analisi di Gilardoni costituiva una delle prime cristallizzazioni coscienti di un’immagine - quella di popolo allegro - che ancor oggi ci etichetta con tenacia e ambigua gratificazione.

Il materiale raccolto

Stimolati del lavoro di Virgilio Gilardoni, gli autori hanno progettato un documentario sulle origini delle immagini che ancora oggi marchiano il ticinese. Il materiale raccolto durante la ricerca preliminare è risultato molto interessante dal punto di vista contenutistico, ma poco televisivo: le immagini. essenzialmente disegni, stampe e quadri, erano state in parte già utilizzate per emissioni di carattere storico. Calvi e Gamboni hanno allora concentrato il loro interesse sul Novecento, partendo dagli anni in cui i progressi nelle tecniche di riproduzione dell’immagine ne hanno permesso la diffusione su larga scala. Un’approfondita ricerca negli archivi della TSI. del Cinegiornale, della Pro Lugano e in altri ambiti hanno procurato agli autori materiale firmato che va dagli anni Trenta fino all’86 e che permette di verificare lo sviluppo dell’immagine che noi stessi proponiamo del Ticino e che altri hanno costruito per noi. Nel documentario. questo materiale è affiancato da una dozzina di interviste con studiosi, uomini politici a persone che per lavoro a interesse personale si sono occupate dell’aspetto visivo, diretta-mente legato con quello della chimerica e tanto discussa identità ticinese. Fotografie. riprese di paesaggi, alcuni interventi di grafica computerizzata concorrono a formare un complesso mosaico in tre puntate.

«Nostalgia d’identità: il passato in naftalina»

È questo il titolo della prima parte. in onda domenica sera, del documentario di Fabio Calvi e Tiziano Gamboni. Identità: parola magica che per i ticinesi si carica di significati mitici, fino a trasformarsi in un’araba fenice perdendo il suo senso primitivo. Qual è la nostra identità? Come e in seguito a quali sollecitazioni storiche è mutata? Perché in passato abbiamo promosso presso gli stranieri, in particolare turisti, una identità nella quale non ci riconosciamo? Sono questi i quesiti alla base del servizio d’apertura.

«Sindrome del Landfogto: il muro del pianto»

Il nostro territorio ha subito negli ultimi decenni trasformazioni notevoli: da una parte asfalto e cemento, dall’altra la sensazione di aver perso un bene, di questa situazione si tende spesso ad incolpare lo strapotere degli «altri», piuttosto che la nostra arrendevolezza. Di questa sindrome si occupa la seconda puntata del documentario. che verrà trasmessa domenica 3 maggio alle 21.30.

«Il folclore è l’anima del commercio?»

L’immagine di «popolo allegro» è difficile da sradicare: ad ogni stagione turistica viene riproposta con vigore. Per molti essa è la vera identità ticinese e si impegnano a riprodurla con il loro comportamento. I nostri tentativi di toglierei la maschera, a volte velleitari e controproducenti, si scontrano con la difficoltà di cancellare i pregiudizi che nutrono verso di noi i nostri confederati e ospiti. È più gradevole trascorrere le vacanze in casa di una persona allegra e semplice, piuttosto che subire le rampogne di un individuo insoddisfatto e problematico che si interroga sul senso della propria esistenza... Se ne occuperà la terza ed ultima parte del lavoro televisivo di Calvi e Gamboni, programmata per domenica 10 maggio, sempre in seconda serata.

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26 febbraio 2020
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