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Giovanni Genucchi a cent’anni dalla nascita

2 settembre 2004
RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana

Nato Bruxelles il 10 aprile 1904, Giovanni Genucchi morì a Castro il 3 ottobre 1979. Fu per ricordarne i cent’anni dalla nascita nonché i venticinque dalla morte, che Villa dei Cedri gli dedicò nell’ottobre del 2004 una mostra, assieme con il pittore Massimo Cavalli.

Questo servizio di Simona Ostinelli andò in onda nel programma televisivo «Il Quotidiano» il 2 ottobre 2004. Nel frattempo, Villa dei Cedri ha arricchito la sua collezione con opere di Giovanni Genucchi. Nel sito web del museo bellinzonese si legge questa pagina dedicata a Genucchi:

«Fin dalle sue prime manifestazioni pubbliche il Museo Villa dei Cedri di Bellinzona ha dimostrato un particolare interesse per l’opera di Giovanni Genucchi: è del 1987 la breve mostra curata da Simone Soldini, documentata nei “Quaderni di Villa dei Cedri”. Col passare degli anni si è poi preoccupata di raccogliere un certo numero di sculture da inserire nella collezione permanente del museo; grazie a generose donazioni e al deposito di pezzi concesso dai figli dello scultore si è così costituito il Fondo Genucchi. Da ultimo vi si è aggiunta la documentazione raccolta in funzione della monografia edita nel 1994: essa contiene la documentazione bibliografica e critica ordinata cronologicamente, i cataloghi delle mostre, il materiale fotografico e le schede delle opere fin qui inventariate.

Nelle opere conservate a Villa dei Cedri si snoda un percorso lungo un ventennio - dai primi anni Cinquanta fin dentro gli anni Settanta - che trova il suo centro ispiratore nell’immagine della donna e dove si può leggere un duplice processo stilistico per cui, al progressivo abbandono delle pose naturalistiche (Nudo femminile seduto), si accompagna una sempre maggiore astrazione e compattazione delle forme. Le sue donne-idolo, all’inizio ancora marcatamente sessuate e corpose, colte in pose espressive e patetiche (Pomona), a poco a poco perdono i loro tratti fisionomici e psicologici per diventare figure sempre più interiorizzate ed universali, come fissate in una assorta visione (Donna seduta, Visione). L’archetipo femminile diventa così comprensivo e allusivo di ogni altra dimensione, anche di quella religiosa: da forza primigenia di natura a proiezione mitico-ancestrale di ideali e aspirazioni che attraversano e trascendono l’uomo.

Con il passare degli anni le sue figure si faranno sempre più smussate e compatte, quasi per efetto di erosione, senza varchi né sporgenze, racchiuse nell’armonia dei volumi e nella flessuosa morbidità della linea che le avvolge, in bilico tra naturalezza e trascendenza (Siesta, Riposo); Genucchi fa così della donna l’elemento che raccorda e lega il mondo degli umani con quello misterioso del cosmo: essa si traforma in immagine di pura contemplazione e di sereno raccoglimento, di immedesimazione totale e profonda con la natura di cui percepisce la voce arcana.

Biografia

Giovanni Genucchi nacque il 10 aprile1904 a Bruxelles da genitori emigrati per lavoro, ma a soli due anni venne riportato in patria e affidato al nonno materno residente a Marolta, in Valle di Blenio. Terminate le scuole dell’obbligo, fa vita contadina e si diletta ad intagliare il legno secondo modelli della tradizione rusticana. Nel 1924 viene richiamato dalla famiglia in Belgio e trova lavoro presso un intagliatore dove perfeziona la conoscenza del mestiere. Costretto nuovamente a rimpatriare per malattia polmonare nel 1925, si stabilisce a Castro dove apre un suo laboratorio come artigiano-scultore. Dieci anni dopo lascia però il villaggio e si trasferisce a Barbengo per apprendere le tecniche della scultura in pietra o bronzo. Finalmente nel 1937 apre un suo atelier di scultura a Bellinzona

Nonostante la crescente qualità della sua opera e il sostegno morale di amici artisti e letterati, gli anni bellinzonesi sono segnati da forti difficoltà economiche e da stenti, coronati comunque dalle prime importanti personali alla Galleria Bollag di Losanna nel ‘44 e nel ‘45 alla Galleria Wolfsberg di Zurigo. L’esperienza della guerra e le privazioni patite, nonché la conoscenza dell’opera di Arturo Martini e Marino Marini, spostano la sua scultura verso modulazioni espressionistiche e primitivizzanti, mentre la figura femminile emerge progressivamente come il punto gravitazionale ed il centro ispiratore dell’intera sua produzione.

Nel ‘49 le crescenti difficoltà economiche lo costringono a rientrare nella casa paterna di Castro e a dedicarsi prioritariamente all’attività contadina; dopo alcuni anni in cui la scultura viene relegata alla stagione invernale, nel ‘56 gli perviene finalmente la prima commissione pubblica - la Madonna del Lucomagno - cui segue nel ‘62 quella dell’Altare per la chiesa di Brissago. Ma già si manifestano i primi segni della malattia che lo porterà a morte ad Acquarossa il 3 ottobre1979. »

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