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Stefano Franscini. L'autobiografia smarrita

12 aprile 1987
RSI Radiotelevisione svizzera di lingua

Figlio di contadini leventinesi, Stefano Franscini (1796-1857) era stato avviato agli studi seminaristici a Milano, gli unici accessibili ai figli delle classi popolari. Abbandonata la formazione ecclesiastica, rivolge i suoi interessi verso la statistica, l'economia, il diritto e le scienze amministrative e si guadagna da vivere insegnando, prima a Milano e poi in Ticino. A contatto con gli ambienti liberali lombardi, Franscini orienta le sue conoscenze verso un sapere tecnico e utile. Nella Statistica della Svizzera (1828) propone un'analisi comparativa del variegato universo elvetico, con intenti patriottici e finalità riformatrici. Franscini propugna, per la Svizzera e per il Ticino, libertà d'industria, di commercio e di stampa, istruzione popolare, estensione dei diritti politici e trasformazione democratica delle istituzioni, solidarietà con i rifugiati che si battono per la libertà nel loro paese, nonché un più stretto legame confederale.

Dapprima come pubblicista, poi come membro del governo ticinese, si batte con alterne fortune per lo sviluppo della scuola, per iniziative di pubblica utilità, per la trasformazione delle istituzioni e il superamento delle esasperazioni regionalistiche che impediscono un'azione efficiente e ordinata dello Stato.

Nel 1848 viene eletto nel primo Consiglio federale. Nel governo elvetico si sente isolato e incompreso, mentre anche in Ticino vede naufragare le sue attese. Gli appetiti e i risentimenti delle fazioni politiche in lotta per la conquista del potere e il controllo dell'apparato statale, prevalgono sull'interesse generale del paese.

Franscini muore povero, amareggiato e sconfitto. L'impressione di tristezza e di sconforto che traspare dal ritratto fransciniano divenuto l'icona della scuola ticinese, riassume il destino di un protagonista la cui opera anticipatrice sarà rivalutata solo più tardi dagli studiosi.

Indicizzazione delle sequenze

Franscini tra mito e icona 2'01''-2'36''

L'autobiografia smarrita (3'21''-4'00'')

Un ticinese a Milano (4'01''-12'07'')

Alla scoperta della Svizzera (12'08-17'52''

Il pioniere della statistica (17'53''-22'56'')

L'educazione del popolo (22'57''-28'26'')

Il Quadri della situazione (28'27''-34'33'')

Franscini riformatore politico (34'34''-40'09'')

L'impegno sociale (40'10''-44'29'')

"La Svizzera italiana" (44'30''-47'58'')

Guerra tra liberali e moderati (47'59''-55'03'')

Franscini legislatore (55'04''-60'55'')

Conflitto con l'Austria e con la Chiesa (60'56''-67'18'')

La guerra civile in Svizzera (67'19''-72'11'')

Al servizio dello Stato federale (72'12''-78'51'')

"Esiliato" in Consiglio federale (78'52''-85'00'')

Gli anni dell'amarezza (85'01''-89'01'')

Commemorato e negletto (89'01''-92'30'')

Per la regia di Bruno Soldini, nel 1987 la RSI mandò in onda Stefano Franscini. L'autobiografia smarrita, la cui sceneggiatura fu scritta da Enzo Pelli e dallo storico Danilo Baratti.

Danilo Baratti così ricorda il lavoro svolto: «Il film su Stefano Franscini è nato in un'epoca in cui l'ente televisivo pubblico riteneva ancora importante promuovere, nella forma della fiction o della docu-fiction, produzioni autonome dal taglio divulgativo intese a illustrare momenti importanti della storia del Ticino. Io ero stato chiamato a collaborarvi da Enzo Pelli, allora produttore dei programmi culturali. Una volta stesa la sceneggiatura, l'abbiamo ridiscussa con il regista Bruno Soldini. Si può individuare la traccia principale di questo sceneggiato televisivo nell'articolo di Raffaello Ceschi Tornare al Franscini («Archivio storico ticinese», n. 98-99, 1984): molti episodi poco noti della vita dello statista erano ricordati in quel testo, così come l'esistenza dell'autobiografia smarrita (che ha poi dato lo spunto narrativo per collegare i vari "quadri" dello sceneggiato). Ma soprattutto viene da Ceschi una lettura del personaggio lontana da ogni vuota retorica celebrativa (anche se poi il film, per sua natura, rischia qua e là di ricadere nel genere della "biografia esemplare"). Per quanto riguarda i dialoghi, quasi ogni parola è tratta da scritti del Franscini e di suoi contemporanei (come Giovan Battista Quadri o Vincenzo d'Alberti), da documenti conservati all'Archivio federale (come i verbali dell'inchiesta napoletana) o da articoli storiografici che trattano singole vicende (per esempio quelli di Giuseppe Martinola sul colera nel 1836 o sulla guerra del Sonderbund). Qualcosa, come l'incontro con von Philippsberg a Milano, viene poi dalla biografia un po' romanzata di Guido Calgari (Vita di Stefano Franscini, Locarno 1968). Aggiungo che le riprese si sono svolte in un clima molto piacevole, i partecipanti si sono divertiti parecchio, soprattutto le comparse (io tra queste, che muoio di colera nel '36, poi mi ritrovo in valle Maggia a trattenere invano l'impulso omicida di don Soldati e infine inneggio al Franscini sullo scalone del liceo, in occasione dell'inaugurazione del busto scolpito da Vincenzo Vela).»

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