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Pertusi Guido "Senza titolo" 25x35x12 cm Collezione d'arte del comune

Pertusi Guido "Senza titolo" 25x35x12 cm Collezione d'arte del comune

2000
Dicastero Cultura Balerna

Scultura in marmo di Candoglia

Guido Pertusi è nato a Voghera nel 1958, si trasferisce in giovane età in Svizzera, nazione di cui acquisirà la cittadinanza e dove svolgerà gli studi obbligatori e parte della carriera professionale tra studi di ingegneria e architettura. Si diploma nel 1988 in scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, inizia così la carriera di scultore e conseguentemente quella di professore incaricato presso varie Accademie italiane, Milano, Roma, Venezia. Consegue nel 2005 il diploma di secondo livello magistrale in Arti Visive e Discipline dello Spettaccolo. Dal 2008 ritorna all’accademia di Brera come Professore Titolare di Cattedra di Anatomia Artistica. Vive e lavora tra la Valdisotto (Sondrio) e Milano. Mostre recenti:1998 exhibition Palazzo Colonna, Roma (IT), 1989 participation in Japan Design, Osaka (J), 1990 Casa dei Landfogti, Rivera (CH) – catalogue 1991, Tonino Art Gallery, Campione d’Italia (IT) 1991, Palazzo dei Congressi- Lugano (CH), 1991 Cons-Arc Gallery, Chiasso (CH), 1991 Galleria Banca del Gottardo- Lugano (CH), 1996, BN Foundation- Lugano (CH) 1997, Galleria l’Officina Magliaso, Lugano (CH), 1998, NSCA- Lugano (CH) 2000 CD Foundation- Balerna (CH) – monograph, 2002 Mosaico Art Agllery Chiasso (CH) – monograph, 2006 Arte è Pensiero, Mantova (IT) – catalogue, 2009 L’universo dentro Milano (IT) – catalogue, 2011 Maestri di Brera- Milano (IT) – catalogue, 2012 Maestri di Brera Brussels (Belgium), 2012 Maestri di Brera Lima (Peru), 2013 Maestri di Brera Beijing (China), 2013 Maestri di Brera- Caracas (Venezuela), 2013 The Florence Biennale, Florence (IT) – catalogue, 2013 BIM Sondrio (IT), 2013 Galleria Arte Contemporanea Sondrio (IT), 2014 Il silenzio e l’attesa, Rovato (IT) – catalogue, 2016 Gaudete Festival, Vercelli (IT) – catalogue, 2013 Maestri di Brera- Cairo (Egypt), 2013 Maestri di Brera Beijing (China), 2013, Maestri di Brera, Caracas (Venezuela), 2013, The Florence Biennale, Florence (IT) – catalogue, 2013 BIM, Sondrio (IT), 2013 Galleria Arte Contemporanea Sondrio (IT), 2014 Il silenzio e l’attesa Rovato (IT) – catalogue, 2016 Gaudete Festival, Vercelli (IT) – catalogue. Nel marzo 2019 tiene una personale dal titolo “Alfabeti dell’est e dell’ovest” nell’Ex Studio di Piero Manzoni in zona Brera a Milano presentata dall’illustre Prof. Carlo Franza nel suo Progetto “Belvedere”. Nel 2020 è presente nella mostra “Sguardi Plurimi” a Sondrio. Nel 2021 mostra personale dal titolo “Simboli germinali” alla Fondazione ATM di Milano nel Progetto “Nuovo Atlante delle Arti” a cura del Prof. Carlo Franza. Le sue opere si trovano in collezioni private e pubbliche in Italia e all’estero.

Per Guido Pertusi l’informale è stato nell’ultimo decennio del suo lavoro uno slittamento provvisorio, un passaggio fra la sottomissione formale e la spoglia poetica del vuoto, almeno nei quadri spogli e monocromi, appena alterati da lievi rilievi isolati che hanno dato il passo a uno strutturalismo basato su costruzioni, la cui remota radice neoplasticista cercava di risolvere equazioni, sia di purezza che di equilibrio formale. La linea non dice mai la stessa cosa del colore. Ecco che la linea, incurante, si slega e si riannoda dirigendosi verso le aree libere del foglio. Il vuoto è un oggetto, uno spazio, a cui repelle il colore. Qui la linea può solo accostarsi. Quasi si sollevano e appaiono come un sistema cosmico che si espande e il colore insegue. Le immagini sono configurazioni, ciò che inizialmente fu avvistato è trascorso, dall’artista sublimato nell’immagine. Io intravedo in un vedere che è il vedere dell’artista, ciò che di tale visione ha preso forma, assumendo sembianza. Ma è una sembianza astratta. Il mio sguardo sulle cose, consta di molti sguardi. Nel vedere raccolgo ciò che ha mosso l’artista. Ora a ben osservare questo lavoro di Guido Pertusi si noteranno opere che non sono solo pura forma e immagine, ma per via dell’impressione di spazialità a prospettica indotta dai segni-colore, esse assumono anche una consistenza oggettuale, di realtà plastica aggettante. E se protagonista è il segno-colore, spesso anche monocromo, che si connota come presenza, manifestazione, risultato di un’energia interiore, questo segno è l’elemento alfabetico essenziale del suo lessico visivo. Di forte impatto anche le forme plastiche dove Pertusi sperimenta l’assenza del limite, in quanto amplia i confini della percezione che si estendono ad infinitum. L’opera del Pertusi riflette l’inquietudine di uno spirito in continua ricerca. Tra corpi, materie, colore, e volumi, Pertusi decostruisce le categorie del sapere occidentale, in particolare le categorie artistiche del novello postmoderno come la verticalità, la bellezza, l’ordine, il senso e quell’idea generale del continuo progresso delle forme. L’arte raggiunta da Pertusi scopre il velo di un mistero dietro il quale si leggono vecchi enigmi, evocazioni antiche, insondabili atavismi. E’ da mettere in evidenza che la straordinaria arte di Pertusi valga la sua portata europea e nordamericana e la stupefacente forza del suo linguaggio; occorre esprimere e rendere evidente la sua immediata e irresistibile potenza e presenza. La luminosità e l’esaltazione di certi miti storico-culturali come sono visibili in molte sue opere, presentano un approfondimento del tema della vita, la forza, soprattutto, dei simboli germinali. In generale talvolta il tema scompare effondendosi nella comunicazione di un messaggio aperto, di un livello emotivo dove modalità formali non hanno la loro radice nei segni linguistici riconoscibili come fattori comunicativi incorporati in certe forme plastiche che paiono sbocciare dal primo riflesso del mondo elaborato nella coscienza come testimonianza di un processo simboleggiatore. Pur non rompendo l’unità del concetto della sua produzione, le forme del suo lavoro lasciano vedere un potente ritmo delle masse, anche per via di quella espressiva iconografia segnica che si legge prepotentemente. Guido Pertusi è andato sempre di più verso una consustanziazione dell’idea, della speranza e dell’enigma interiore. E’ il passato che diviene presente, si materializza mediante veri simboli che raccolgono le materie, un vento remoto che le circonda, un irresistibile uragano dal quale pare che i miti vogliano tirar via la fortezza del braccio umano che lotta con la materia. Negli interi sviluppi che si snodano da un’analisi lirica dei “ritmi nello spazio” e una certa risonanza di quel disegnare nello spazio unitamente a una problematica dello spazio dei corpi, va cercata quell’impronta invisibile rintracciabile nella materialità delle linee spezzate. E’ in questa descrizione per negativo di qualcosa già esistente che porta all’ispirazione geologica, un’evoluzione che porta al simbolismo dell’umanità, all’immensità della vita organica e della natura, nel grandioso contesto dell’inesauribile divenire. Abbastanza versatile è la produzione di Guido Pertusi che va dalla scultura alla pittura, dal disegno alla grafica, all’installazione; attraversa varie fasi, sviluppa rapporti spaziali concavi-convessi, rilievi coperti di grafici e simboli, forme che in talune opere svelano esperienze della psicologia della “gestalt”. Forme e spazio tra mito e analisi, mettono in evidenza la sua direzione che è neo-plasticista, ove la riduzione cerca la bellezza formale, rivelando una scultura plurima con elementi distinti e in parte mobili in cui i rapporti forma-spazio si integrano in insiemi strutturali.

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28 novembre 2022
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