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Antonio Ciseri: una verifica

10 dicembre 1971
RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana

Pittore autore di quadri di soggetto religioso e storico ma anche di ritratti, Antonio Ciseri nacque il 25 ottobre 1821 a Ronco sopra Ascona e morì l’8 marzo 1891 a Firenze. «SIKART Dizionario sull’arte in Svizzera» dedica all’autore ticinese un ampio ritratto firmato da Maria Fazioli Foletti nel 2013. Ne riportiamo degli estratti, invitando alla lettura completa:

«Figlio di Giovan Francesco e Caterina Materni, Antonio Ciseri nacque in una famiglia di riquadratori e pittori d’ornato che, come altre di Ronco sopra Ascona, da generazioni migrava regolarmente in Toscana: anche il nonno Antonio, il padre e lo zio Vincenzo seguirono questa tradizione. Raggiunto il padre a Firenze nel 1838, il giovane Antonio frequentò dapprima per un breve periodo la bottega del pittore Ernesto Buonaiuti, si iscrisse quindi all’Accademia di Belle Arti, dove seguì i corsi di Giuseppe Bezzuoli e di Pietro Benvenuti. […] Ciseri, oltre a numerosi ritratti di famigliari e autoritratti (da segnalare quello del 1860, di proprietà della Collezione Città di Lugano), eseguì una serie di espressivi ritratti di notabili, quali Camillo Benso, conte di Cavour, Caterina e Domenico Bargagli e Vittoria Altoviti Avila Toscanelli. […] Nel 1860 venne riconosciuta ufficialmente la sua scuola privata, dove accolse un buon numero di allievi (tra cui Niccolò Cannici, Silvestro Lega, Raffaello Sorbi e il ticinese Giacomo Martinetti, in seguito suo fedele collaboratore). Sono gli anni in cui elaborò, per la chiesa fiorentina di Santa Felicita, uno dei suoi capolavori, Il martirio dei Maccabei, presentato con grande successo nel 1863 e premiato con una medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Vienna del 1873. Nel 1864 iniziò a lavorare a un’altra celebre tela, Il trasporto di Cristo al sepolcro, destinata al Santuario della Madonna del Sasso a Orselina sopra Locarno.

[…] Nel 1874, con dispiacere ma come altri artisti ticinesi, rinunciò alla nazionalità elvetica per il carico fiscale eccessivo; nel 1877 divenne cittadino italiano. Mantenne tuttavia stretti legami con il Ticino: fu a lungo, con Vincenzo Vela, membro autorevole della «Commissione d’esame» delle scuole di disegno cantonali verificando annualmente il funzionamento di questa importante istituzione scolastica. Accanto ai legami e agli interessi familiari, coltivò l’amicizia e le relazioni con alcuni estimatori, in particolare con l’avvocato locarnese Bartolomeo Rusca (1787-1872), committente del Trasporto (del quale Ciseri realizzerà un ritratto postumo nel 1872). […]

L’arte di Antonio Ciseri tuttavia non può essere relegata, come spesso si è fatto, nel settore dell’arte accademica, con l’aggravante di appartenere al genere, ormai declinante, dell’arte religiosa. Innegabilmente Ciseri fu tra i maggiori fautori della cultura accademica dominante in Italia e in Europa; ebbe tuttavia un carattere originale, particolarmente sensibile agli stimoli della cultura positivista e naturalistica del suo tempo. […] La sua tela forse più nota è Il trasporto di Cristo al sepolcro, elaborata tra il 1864 e il 1870 nella sua ultima versione. L’opera, giunta alla sua forma definitiva dopo numerosi tentativi documentati da disegni e schizzi in cui si delinea una tendenza al verismo molto spiccata, divenne ben presto una sorta di icona popolare diffusa in molte case del Cantone Ticino e fu accolta con grande entusiasmo da critica e pubblico. «L’impressione indefinibile come di estasi dolorosa» (Emilio Motta) che caratterizza la tela è resa magistralmente dall’uso sapiente di luci e ombre. Sul corpo del Cristo morto si riverbera una luce bianco-giallognola che si ritrova anche sui corpi degli altri personaggi che lo accompagnano alla sepoltura. Il gruppo delle donne, intriso di grande patetismo, presenta dei dettagli celebri che testimoniano la maestria e la padronanza del disegno da parte del pittore.

[…] Nella vasta produzione ritrattistica, altro punto di forza della produzione di Ciseri non soltanto per acclamazione della critica ma anche del pubblico, l’osservazione del vero, senza fronzoli iconografici per l’ambientazione e sempre approfondita da disegni e bozzetti preparatori, è temperata dalla tecnica impeccabile, dalla semplicità degli schemi e dall’utilizzazione di una gamma di colori ridotta ed essenziale.»

Realizzato da Luciano Paltenghi e Paul Lehner, intitolato «Antonio Ciseri: una verifica», questo servizio andò il 10 dicembre 1971 nel programma televisivo «Situazioni e testimonianze».

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