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Il premio Nobel a Hermann Hesse

10 gennaio 1947
RSI Radiotelevisione svizzera di lingua

Ormai residente da molti anni a Montagnola, nel 1946 Hermann Hesse ricevette il premio Nobel per la letteratura. Non fu lui, tuttavia, ad andare alla cerimonia di conferimento tenutasi il 10 novembre, bensì l'ambasciatore dalla Confederazione svizzera in Svezia Dr. Henry Vallotton. Scusandosi per il suo debole stato di salute, Hesse scrisse il testo qui sotto riprodotto, che funse da base per la Laudatio letta da Anders Österlin, segretario permanente dell'Accademia Svezia.

Le Teche RSI conservano il servizio televisivo del Cine Giornale Svizzero realizzato il 10 gennaio 1947. Nella prima parte, si vedono immagini di Casa Camuzzi e fotografie di Hermann Hesse; nella secondo parte, il servizio offre estratti della cerimonia di consegna dei primi Nobel per la Chimica, la Fisica, la Medicina e la Letteratura da parte di Re Gustavo V di Svezia. Le persone ritratte sono: P.W.Bridgam: fisico americano; J. Batcheller Sumner, J. H. Northrop, W.M. Stanley: chimici; P.H. Muller: medico americano; e H. Vallotton: ambasciatore Svizzera in Svezia.

«Sono nato a Calw, nella Foresta Nera, il 2 luglio 1877. Mio padre, un Tedesco del Baltico, veniva dall'Estonia; mia madre era la figlia di una sveva e uno svizzero francese. Il padre di mio padre era un medico, il padre di mia madre un missionario e un induista. Anche mio padre era stato un missionario in India per un breve periodo, e mia madre aveva trascorso diversi anni della sua giovinezza in India e lì aveva svolto un lavoro di missionariato.

La mia infanzia a Calw fu interrotta da diversi anni di vita a Basilea (1880-86). La mia famiglia era composta da diverse nazionalità, e nel corso della mia vita ho poi fatto l'esperienza di crescere tra due popoli diversi, in due paesi diverssi, con i loro dialetti altrettanto diversi.

Trascorsi la maggior parte dei miei anni di scuola in collegi nel Württemberg e un po' di tempo nel seminario teologico del monastero di Maulbronn. Ero un buon allievo, bravo in latino, appena sufficiente in greco, ma debbo ammettere che non ero un ragazzo facilmente gestibile, e solo con difficoltà mi ero inserito nella struttura di un'istruzione pietista, che mirava a soggiogare e rompere la personalità individuale. All'età di dodici anni maturai la volontà di diventare un poeta e, poiché non esisteva una strada ufficiale arrivare ad esserlo, ho avuto difficoltà a decidere cosa fare dopo aver lasciato la scuola. Abbandonata l'istituzione scolastica, sono diventato d'apprima apprendista meccanico e poi, dai diciannove anni, garzone in librerie e negozi di antiquariato a Tubinga e Basilea. Verso la fine del 1899 un piccolo volume delle mie poesie apparve in stampa, seguito da altre piccole pubblicazioni che rimasero ugualmente inosservate, finché nel 1904 il romanzo Peter Camenzind , scritto a Basilea e ambientato in Svizzera, ebbe un rapido successo. Interrotta la carriera di libraio, ho sposato una donna di Basilea, la madre dei miei figli, e mi sono trasferito in campagna. A quel tempo il mio scopo era una vita rurale, lontana dalle città e dalla civiltà. Da allora ho sempre vissuto in campagna, prima, fino al 1912, a Gaienhofen sul Lago di Costanza, più tardi vicino a Berna, e infine a Montagnola vicino a Lugano, dove vivo tuttora.

Poco dopo essermi stabilito in Svizzera, scoppiò la prima guerra mondiale e, anno dopo anno, sentii crescere in me l'ostilità contro il nazionalismo tedesco. Sin dalle mie prime, timide, proteste contro la propaganda e la violenza nazionaliste sono stato esposto a continui attacchi e destinatario di lettere ingiuriose dalla Germania. L'odio della Germania ufficiale, culminata sotto Hitler, fu compensato dalla simpatia che mi dimostrò la più giovane generazione, che pensava in termini internazionali e pacifisti, e dall'amicizia di Romain Rolland, che durò fino alla sua morte, così come dalla simpatia di uomini che pensavano come me anche in paesi lontani come l'India e il Giappone. In Germania sono stato riconosciuto nuovamente dopo la caduta di Hitler, ma i miei lavori, in parte soppressi dai nazisti e parzialmente distrutti dalla guerra, non sono ancora stati ripubblicati in Germania

Nel 1923, ho rinunciato alla cittadinanza tedesca e ho acquisito quella svizzera. Dopo lo scioglimento del mio primo matrimonio, vissi da solo per molti anni, risposandomi in seguito. Amici fedeli hanno messo a mia disposizione una casa a Montagnola.

Fino al 1914 amavo viaggiare. Andavo spesso in Italia e una volta trascorsi alcuni mesi in India. Da allora ho quasi completamente abbandonato i viaggi, e negli ultimi dieci anni non ho lasciato la Svizzera.

Sono sopravvissuto agli anni del regime di Hitler e della Seconda Guerra Mondiale lavorando alla mia opera narrativa intitolata Das Glasperlenspiel (1943). Terminato quel lungo libro, una malattia agli occhi e altri malanni della vecchiaia mi hanno impedito di impegnarmi in progetti più ampi.

Per quanto riguarda la filosofia, so di essere stato influenzato molto da Platone, Spinoza, Schopenhauer e Nietzsche, nonché dallo storico Jacob Burckhardt. Tuttavia, non mi hanno influenzato tanto quanto la filosofia indiana e, in seguito, quella cinese.

Ho sempre avuto un rapporto di forte familiarità con le belle arti, ma quello con la musica è stato più intimo e fruttuoso. Non per niente, ce n'è traccia nella maggior parte dei miei scritti.

Tra i libri che ho scritto, quelli che rivelano meglio le mie caratteristiche, a mio avviso, sono le poesie (la raccolta pubblicata a Zurigo nel 1942), i romanzi Knulp (1915), Demian (1919), Siddhartha (1922), Der Steppenwolf (1927), Narziss und Goldmund (1930), Die Morgenlandfahrt (1932) e Das Glasperlenspiel (1943). Il volume Gedenkblätter (1937, ampliato nel 1962) contiene molte cose autobiografiche. I miei saggi su argomenti politici sono stati recentemente pubblicati a Zurigo con il titolo Krieg und Frieden (1946).

Vi chiedo, signori, di accontentarvi di queste note molto sommarie: lo stato della mia salute non mi permette di essere più completo.»

Questo documento video è stato pubblicato con il consenso della «Cinémathèque suisse» detentrice dei diritti.

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