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Operai della cava di granito J. Maurino di Pollegio

Operai della cava di granito J. Maurino di Pollegio

29 agosto 1899
Non identificato
Fondazione Pellegrini Canevascini

Titolo: "Cava granito J. Maurino Pollegio"

Autore: Non identificato

Data: 29 agosto 1899

Luogo: Pollegio

Fondo di provenienza: Sindacato edilizia e industria di Biasca

Segnatura: 02957

Il settore delle cave di granito, uno dei rami industriali più importanti del Ticino a cavallo del 1900, è strettamente legato alla ferrovia del Gottardo. L'industria stessa nasce grazie al fabbisogno in pietra per la costruzione delle linee ferroviarie e dei trafori del Gottardo e del Ceneri. Prospera in seguito perché la ferrovia ne consente il trasporto e lo smercio verso il resto della Svizzera: le principali cave sono altresì localizzate lungo l'asse ferroviario o nelle sue immeditate vicinanze, nelle valli Riviera e Leventina. Infine, il settore conosce una grave crisi all'inizio del Novecento anche in seguito alle tariffe di montagna applicate dalle ferrovie, che rincarano il prodotto esportato.

Il settore del granito è inoltre importante socialmente per l'organizzazione e le lotte sindacali del tempo. Quasi tutti italiani, gli scalpellini si organizzano assai presto per difendere i loro diritti e far valere le loro rivendicazioni. Una su tutte: la lotta contro le retribuzioni a cottimo che consentivano ai padroni di fissare retroattivamente le tariffe per il calcolo del salario. Come i lavoratori, anche i primi sindacalisti sono in gran parte italiani, nonché molti titolari delle cave, che ricevevano la concessione per l'estrazione della pietra dai proprietari dei terreni, spesso i Comuni patriziali. La storia di questa industria è ben documentata grazie al libro pionieristico di Giulio Barni e Guglielmo Canevascini L'industria del granito e lo sviluppo economico del Canton Ticino, uscito nel 1913 e rieditato nel 2009.

La foto qui riprodotta, inneggia all'organizzazione operaia nella scritta sullo striscione (scritta manifestamente aggiunta a penna sull'immagine a stampa che è una riproduzione della fotografia originale del 1899). I lavoratori si sono messi in posa nella cava, esibendo i loro strumenti di lavoro. L'immagine ha però anche un carattere familiare, per la presenza della donna e dei bambini; è possibile che si tratti della famiglia dell'industriale stesso (Giuseppe Maurino?), forse l'uomo con cappello e cravatta in primo piano, il terzo da sinistra. Salta agli occhi anche il contrasto nell'abbigliamento tra i tre bambini in piedi sul carretto e i due più in alto, in mezzo agli operai.

La Fondazione Pellegrini Canevascini gestisce e conserva un centinaio di fondi archivistici, che contengono documenti cartacei, migliaia di fotografie, registrazioni sonore e documenti audiovisivi.

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