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La vita e le opere del pittore Pier Francesco Mola

23 ottobre 1989
RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana

Pier Francesco Mola nacque a Coldrerio nel 1612 e morì a Roma nel 1666. Figlio dell’architetto Giovan Battista Mola, Pier Francesco (detto “il Ticinese”) preferì la pittura all’arte del padre. Si trasferì a Roma ad appena quattro anni e qui rimase sino al 1633, non senza dare prova del proprio talento in numerose botteghe. Successivamente intraprese un viaggio in Italia visitando l’Emilia (rimase a Bologna due anni) e il Veneto (principalmente Venezia), intercalando i soggiorni con sporadiche trasferte a Lucca e a Roma. E fu proprio nella Città Eterna che Mola compose alcune tra le sue opere più importanti tra cui il “San Michele Arcangelo” nella Basilica di San Marco, il “San Giovanni nel deserto” nella Basilica di Sant’Anastasia al Palatino e la “Visione di San Domenico a Soriano” nella chiesa dei Santi Domenico e Sisto. Alcune delle sue tele sono esposte nei musei più importanti del mondo: la “Visione di San Brunone” è custodita nelle sale del Getty Museum di Los Angeles mentre il “Guerriero orientale” e “La predica del Battista” sono ammirabili al Museo del Louvre di Parigi. Il suo “Giovane suonatore di viola da gamba” è invece appeso nella sala del Consiglio di Stato del Palazzo governativo di Bellinzona.

Il 23 ottobre 1989, la TSI mandò in onda questo documentario di Mirto Storni e di Simone Soldini.

A pagina 6 del settimanale «Tele Radio 7», in edicola per la settimana dal 21 al 27 ottobre 1989 si leggeva questa presentazione del documentario:

Pier Francesco Mola è uno di quegli artisti che vengono sempre citati — con Borromini, Maderno, Fontana, Serodine — per dimostrare il contributo che le terre ticinesi hanno dato all’arte e alla gloria di Roma, nel ‘500 e soprattutto nel ‘600. A parte il nome, però, Mola è pittore pressoché sconosciuto al grande pubblico e in fondo quasi dimenticato dalla critica: la grande mostra del Museo cantonale d’arte di Lugano è la prima mai dedicata all’artista, a oltre tre secoli dalla morte.
Eppure, Pier Francesco Mola fu davvero un pittore famoso, al quale si rivolse perfino il Papa Alessandro VII, che gli commissionò l’affresco più importante del suo Palazzo del Quirinale.
Mola nacque a Coldrerio nel 1612, ma passò nel villaggio natale solo i primi anni dell’infanzia: poi con tutta la famiglia seguì il padre, architetto del Papa, a Roma. Si sa che il giovane rimase a Roma fin oltre i 20 anni, e compì il suo primo apprendistato pittorico nelle botteghe di Prospero Orsi e del più famoso Cavalier d’Arpino. Poi, nel 1633, cominciò un periodo «misterioso» nella vita del Mola, una quindicina d’anni di cui si sa poco a nulla. Dal 1647, a Roma, Mola conosce successo e notorietà crescenti, che culminano, come detto, con l’affresco del Quirinale (1656). A questo momento, però, cominciano per il Mola anni meno lieti: le incomprensioni con il suo più importante mecenate, il principe Camillo Paphilj, sfociano in un clamoroso processo, che durerà anni e si concluderà, ovviamente, a sfavore del Mola (il Pamphilj era nipote del Papa…). I committenti sono sempre numerosi (il pittore, addirittura, deve fare eseguire dalla sua bottega delle copie dei suoi dipinti per far fronte alle richieste); i colleghi pittori gli testimoniano stima e lo eleggono capo della loro associazione, l’Accademia di San Luca. Ma gli ultimi sono anni amari, per l’artista. Scontroso, indebitato, ipocondriaco, Pier Francesco Mala sopravvive solo un anno alla morte dell’amato padre: muore, forse avvelenato dall’eccesso di medicine, nel 1666.
Lunedì alle 21:25 la TSI propone il documentario di Mirto Storni e Simone Soldini dedicato a Mola, un’occasione per conoscere il pittore. Al film hanno lavorato: Riccardo Brunner, Alberto Moccia e Nicola Genni per le immagini, Nino Maranesi per il suono; montaggio di Emanuela Andreoli e Monica Longhi, sonorizzazione di Daniele Mainardi , produzione di Enzo Pelli.

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20 settembre 2022
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