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Augusto Ugo Tarabori

1 ottobre 2000
Renato Martinoni e Antonio Pelli
RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana

Il primo ottobre del 2000, la Rete Uno della RSI mandò in onda la prima puntata - dedicata ad Augusto Ugo Tarabori - della serie di trasmissioni radiofoniche intitolata Acquarelli popolari curata dal redattore Antonio Pelli e dallo storico della letteratura Renato Martinoni. Dal lavoro radiofonico prese forma il volume Scarpe e polenta. Un viaggio letterario nella Svizzera italiana del Novecento, pubblicato nel 2001 dall'editore Salvioni. Il libro è disponibile in molte biblioteche della Svizzera italiana. In questo articolo, riproduciamo la conversazione tra i due.

Iniziamo dunque il cammino, con il nostro equipaggiamento leggero (indicato cioè per brevi e non impegnative soste letterarie), e partiamo, allora, dalla Valle Onsernone. Il primo autore a venirci incontro è Augusto Ugo Tarabori. Chissà se molti ricordano di avere letto qualcosa di lui?

Augusto Ugo Tarabori è nato in Valle Onsernone, a Spruga, nel 1891 ed è morto nel 1969. Per tanti anni, dopo essere stato insegnante, ha fatto il segretario del Dipartimento della Pubblica Istruzione. È personaggio certo non del tutto sconosciuto, ma sicuramente oramai non più molto noto: anche se, durante la sua vita di scrittore e di studioso, ha accumulato meriti non secondari. Basterebbe pensare che nel 1922, poco più che trentenne, pubblica un saggio su Gian Pietro Lucini, uno dei poeti più interessanti, nel suo desiderio di novità, del primo Novecento italiano. E dobbiamo ancora ricordare un altro libro, Pannocchie al Sole. Note di letteratura, d'arte e d'ambiente ticinese (1930), dove l'autore onsernonese - cimentandosi fra la saggistica e la scrittura - ha raccolto pagine dedicate a scrittori, ad artisti, a uomini di cultura della Svizzera italiana.

Sono testi ricchi, anche, di memorie di vita valligiana…

Tarabori ama molto ricordare la propria valle. Questi "ritorni" letterari nella Valle Onsernone si concentrano in particolare nei racconti riuniti in Val d'Isorno (che sulle prime doveva essere il titolo di un romanzo, poi distrutto). Sono usciti nel 1964. È l'uomo oramai maturo - "alla ricerca del tempo perduto" - che rievoca, non senza nostalgia, il proprio mondo di fanciullo, e poi di adolescente, nella valle in cui è cresciuto.

Chi dovesse oggi mettersi a sfogliare le pagine di questo libro, ne ricaverebbe un godimento?

Sono cose senz'altro ancora leggibili. Nell'addentrarci in esse potremmo forse partire dai titoli di alcune di queste prose: Villaggio in montagna, Il mio primo maestro, Ricordi di scuola, Tempo di giocare, Parlo con mia madre, ecc. Ci fanno sentire quello che è il clima che le informa. Del resto è l'autore stesso a dire: sono storie di vita vissuta, nascono e si nutrono dentro le esperienze dei primi anni dell'esistenza; storie che poi vengono ricordate nel tempo in cui l'uomo già è lontano dalla propria valle. Proprio per questo l'adulto (che non dimentica di essere stato educatore), un poco angosciato dalla "nostalgia della lontananza e dell'ignoto", sente il bisogno di tornare con la memoria all'infanzia, ai giochi, alla scuola, ai rapporti con i propri maestri, alle prime letture: insomma all'epoca in cui il ragazzo sta per entrare nella vita. È, dice Tarabori, "una specie di rivincita o addirittura di vendetta contro il tempo".

I nostri libri di storia, le ricerche che gli studiosi hanno condotto sul passato, ci mostrano una Svizzera italiana molto povera, un tempo. La vita di valle era particolarmente difficile, piena di stenti; si soffriva la fame. Quale immagine dà, il nostro Tarabori?

Non è un quadro totalmente realistico: ma nemmeno è filtrato, come potrebbe capitare, in maniera eccessiva dalla nostalgia. Nel ritornare al passato lo scrittore maturo cerca di ricostruire soprattutto il quadro di alcuni momenti che poi diventano anche dei "valori": i rapporti familiari, il nucleo del villaggio, quello che succede nel paese con il contorno dei personaggi che lo abitano. Possono essere i fratelli, le sorelle, i genitori, i parenti, i vicini di casa, il maestro; ma anche i contrabbandieri che - com'era abitudine all'epoca dell'infanzia onsernonese di Tarabori - venivano dall'Italia.

C'è un filo rosso che attraversa la sua opera?

Il Leitmotiv di questi racconti è in primo luogo quello del ritorno. Un ritorno - qualche volta - anche un po' candido, ma mai ingenuo, nella civiltà dell'infanzia e dell'adolescenza: che, nel riviverla, l'autore tende magari anche un po' a mitizzare, non però a trasformare in idillio.

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27 gennaio 2017
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