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La bandella tremonese

25 novembre 1992
RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana

La puntata della trasmissione radiofonica di Rete Due intitolata «Altre onde» andata in onda il 25 novembre 1992, fu curata da Roberto Leydi. Lo studioso parlò della bandella ticinese «La Tremonese», della quale il Dipartimento di musica e spettacolo dell’Università degli studi di Bologna aveva da poco pubblicato un disco nella collana «Ricerche Etnomusicologiche» curato da Pietro Bianchi. Le note allegate al disco furono stese da tre mani: Roberto Leydi, Pietro Bianchi e Brigitte Bachmann-Geiser, ora disponibili nel sito web della Società Svizzera di Musicologia. Sezione della Svizzera italiana (SSM-SI).

Per comodità del lettore, riproduciamo qui sotto l’intero saggio di Pietro Bianchi intitolato «La bandella tremonese»

«Non si può, allo stato attuale delle ricerche, dissociare ii fenomeno della “bandella” da quello più ampio della banda, la formazione a fiati che troviamo in quasi tutti i paesi del Canton Ticino. La prima e semplicemente la formazione ridotta (forse più vecchia?) della seconda. L’esempio di Tremona e emblematico: la banda vi nasce come Società filarmonica nel 1837, fondata da un gruppo di emigranti. All’inizio questa Società filarmonica doveva avere un organico ridotto, poco più numeroso di quello della “bandella” attuale. Nelle prime fotografie, della fine del secolo scorso, vediamo una formazione di poco più di una decina di suonatori: qualche tromba, uno o due c1arinetti, flicorni, un basso-tuba.

Abbiamo ii nome (o, meglio, ii soprannome) di un maestro dei primi anni di vita della Società, “Balon”, di Riva San Vitale, sicuramente un musicista autodidatta.

la Società filarmonica organizzava serate danzanti e serenate (abitudine che. e oggi purtroppo in disuso) per raccogliere fondi per la cassa comune. Nel giornale // Generoso del 28 novembre 1896 si può leggere: “I nostri emigranti sono tornati in patria e ii nostro paese ha già assunto la simpatica veste di allegria autunnale, ricorrente tutti gli anni. I musicanti frequentano assiduamente la scuola del Maestro Mariotti [Giuseppe Mariotti, direttore della banda dal 1875] e si · spera che non passerà l’inverno senza fare una visita alla capitale del distretto [Mendrisio]”. ·.

Del 1 ° febbraio 1887 abbiamo un verbale di un’assemblea della Società nel Salone sociale (dove la “bandella” tremonese suona spesso ancor oggi) appena inaugurato, nel quale possiamo leggere che “i musicanti devono versare, oltre al contributo di trenta giornate lavorative a 2 franchi l’una, franchi 2,50 mensilmente fino all’estinzione del debito contratto per la costruzione [del Salone sociale]”.

Mentre la banda aumenta ii numero dei soci attivi e si assume tutti gli incarichi ufficiali; -la “bandella” continua una sua vita musicale parallela, producendo musica da ballo per le feste popolari. Nel 1960 organizza per la prima volta a Tremona ii carnevale “di gatt” (gatti e ii soprannome degli abitanti di Tremona) con la distribuzione di risotto e “cudeghitt” (salsicce)-in piazza, a tutta la popolazione, gratuitamente.

Sotto la spinta di “Noli” (Cinzio Baracchi). vero trascinatore della “bandella” di quei tempi, nel 1962 la formazione musicale si dà uno statuto autonomo di associazione., partecipa a manifestazioni di carattere popolare in tutto ii Canton Ticino, collaborando con le Pro Loco. Con la creazione dell’Ente cantonale per ii turismo, le attività della “bandella” si allargano anche ad altri Paesi europei (soprattutto Francia e Italia).

La migliore occasione per ascoltare la “Tremonese” rimane, comunque-, la festa paesana, come la sagra di Tremona, la Festa familiare di Besazio, o ii Ferragosto di Meride.

Se in generale ii repertorio delle “bandelle” è sempre interessante, quello attuale della “Tremonese” e particolarmente importante, perché e ·ii frutto di una continua ricerca di vecchie sonate per ballo non soltanto nella memoria, ma anche nei libretti manoscritti lasciati dai vecchi suonatori.

La formazione attuale, quella che è presente nelle incisioni di questo disco, è la seguente:

Aldo Onusti, tromba

Mario Robbiani, trombone

Bruno Maspoli, clarinetto

Luciano Maffi, bombardino

Cinzio Baracchi, flicorno contralto

Marco Ferrari, basso tuba

Non tutti i componenti de Ila “Tremonese” sono di ·Tremona, · ma tutti di · paesi vicini, del Mendrisiotto e del Varesotto, di qua e di là del confine.

Dalle loro parole ci vengono non soltanto l’atmosfera che la “bandella” crea fra i suoi membri, ma anche notizie interessanti sulla storia del complesso e sul suo modo di lavorare.

Bruno Maspoli, detto “Büne”: “lo sono di San Pietro di Stabio, suono anche· nella banda del paese dal 1955. Faccio l’elettricista”.

Luciano Maffi: “lo sono di Saltrio, in Italia [Varese], faccio l’autista appena fuori del confine, ma sono sempre qui, tra ii lavorare e ii suonare. Ho suonato nella banda di San Pietro e quella di Tremona”.

Cinzio Baracchi, detto “Noti”: “lo sono nella “bandella” dalla sua ·formazione, abito a Tremona e mi hanno nominato presidente [Bruno Maspoli: “A furor di popolo”]. Suono da trentotto anni anche nella musica [banda] di Tremona. La “bandella” e nata per caso, un pomeriggio ai grotti [osterie]. Stavamo giocando alle bocce con Mario [Mariotti], ii povero Ettore [Grassi], Arturo [Grassi]. Mancava ii basso e l’ho suonato io per un po’ di tempo, ma non è la mia specialità. lo suono d’accompagnamento. In giugno abbiamo iniziato e alla fine di settembre abbiamo partecipato al premio “YES” per le bandelle di Mendrisio. II primo premio per i costumi e risultato nostro e l’unico brano che ha trasmesso· la radio e stato ii nostro Viva Tremona. La “Tremonese” ha poi vinto ii concorso di ·Mendrisio nel 1967 e ha conquistato ii titolo di “Bandella regina”. Nel 1936, lo Smithsonian Institute ci ha invitati, quali rappresentanti della Svizzera italiana, in occasione dei festeggiamenti per ii bicentenario degli Stati Uniti. Abbiamo suonato a Washington, a Spartanburg, South Carolina e a Philadelfia. Sembra che un americano ci abbia sentiti e registrati nella stazione di Lucerna, durante una suonata improvvisata. aspettando ii treno. A Washington ci aspettavano gli emigrati svizzeri e ci hanno invitati a San Francisco per una settimana. Dovevamo pagarci ii viaggio e, dopo aver fatto i conti in tasca, ci siamo accorti che non avevamo abbastanza soldi. Abbiamo chiesto un prestito alla nostra ditta e ii giorno dopo Ii avevamo. Glieli abbiamo poi ridati, un po’ in lire e un po’ in franchi, perché di soldi non ne abbiamo ancora oggi; tutti quelli che entrano se ne vanno in riparazioni di strumenti, o per cene. Spesso suoniamo a gratis, per beneficenza o per ii piacere di stare e suonare insieme. Altre bande hanno cercato di formare “bandelle” per l’America, ma prendevano semi­professionisti e scrivevano le parti. Poi, togli i libretti e sono a terra ... Noi, invece; siamo a terra con i libretti e andiamo bene a orecchio.”.

Mario Robbiani, detto “Mara”: “Sono di San Pietro. Suono anch’io nella banda di Tremona e in quella del mio paese. È già un po’ che mi hanno dato la medaglia dei venticinque anni. Avevo quindici anni quando ho iniziato: a quei tempi non c’era niente d’altro. Nella banda suono ii trombone a tiro, ma nella “bandella” suono quello a chiavi. Sono entrato quando e morto ii povero “Veto” [Elvezio Sulmoni], nel 1974”.

Marco Ferrari: “lo sono ii più giovane; abito a San Pietro e sono nella “bandella” dal 1976. Suono nelle bande di San Pietro e Tremona e, saltuariamente, anche in quella di Mendrisio. Suono la tromba da dopo ii militare, ma sono sempre stato attirato dal basso, e ii mio strumento. È lo strumento che sostiene la “bandella”. [Cinzio Baracchi: “E tiene anche molto posto].

Aldo Onusti: “Abito a Mendrisio. Ho iniziato con Mario Mariotti: eravamo in due trombe e si interzava. Nelle “bandelle” di una volta non c’era una formazione tipica, organizzata. Nella “bandella” di Arzo, per esempio, non c’era una tromba: “Duard” al basso, “Gin” Baldini al bombardino, “Togn” al trombone, due clarini, Noldo Piffaretti e Pierino Baldini, ii “Prevost” [Giacomo Rossi] al flicorno tenore. Canto, controcanto, accompagnamento e basso. Oggi si vedono “bandelle” con la fisarmonica, con una batteria, un sassofono, non è più la “bandella” tradizionale. Sono cresciuto a Besazio, e suono anche nelle bande di Arzo, San Pietro e Tremona - da quarantadue anni - ma vivo e lavoro a Mendrisio, dove gestisco un ristorante. II mio mestiere e di far prendere la ciocca alla gente. La ‘‘bandella” e quella che mi scarica da tutti i fastidi. Capita di suonare per ore e ore senza sentire la stanchezza, poi nei viaggi dormo, perché fra di’ noi ci sono due autisti provetti: lascio guidare loro. Fra noi c’è affiatamento, ce ne accorgiamo quando uno di noi manca o quando noi stessi suoniamo con un’altra “bandella’”‘.

Luciano Maffi: “Io e “Noti” siamo autisti di una ditta di trasporti in metalli preziosi. Spesso ci capita di tornare da un lungo viaggio alle sei di mattina e dover ripartire in ·macchina subito dopo per un concerto. Per me la frontiera non esiste, di qua e di là della ramina [la rete di confine) siamo tutti fratelli. Anche a Saltrio suonavo in “bandella”; quando si è sciolta, “Noti” mi ha beccato, e suono con la “Tremonese” di 1977”. Aldo Onusti: “II mio maestro di Arzo era di Saltrio e in quel periodo molti suonatori del suo paese vennero qua. Così si faceva “bandella” con loro, e molte sonate rimasero nel nostro repertorio. Gin Boldini, di Arzo, ne ha trascritte molte. Dove c’è banda, c’è “bandella”. Gli emigranti, ·quando tornavano a Carnevale, suonavano sempre per ii ballo”. La gente di qui emigrava come gessatore, scalpellino, muratore, in Svizzera Romanda, a La Chaux de Fonds, Payerne, Le Locle, Fribourg, Sainte-Croix, La Brevine”.

Bruno Maspoli: “Le danze che suoniamo le abbiamo imparate tutte dai vecchi suonatori. A volte le battezziamo col nome di chi ce le ha insegnate: Valzer del Noldo, la Mazurca Cech Cicota, il Valzer Mascela, la Polka del Gin, ul Valzer dal Col [Ercole]”.

Cinzio Baracchi: “II Mascela era un vecchio suonatore che· abitava in una casa tipica del paese di Tremona, senza luce elettrica. Aveva sempre un fuoco acceso, e le travi trasudavano la “piumbana” [fuliggine]. Suonava la tromba e quando tornava d’inverno, col Stefan, coll’Ettore, col Ricò, col Cecasc ci insegnavano quello che avevano imparato al nord del Gottardo. Noi, -come “bandella”, organizzavamo ii carnevale in piazza, col risotto. Ora, con la grande affluenza di pubblico da tutto ii Mendrisiotto abbiamo ceduto l’organizzazione della festa alla banda. Noi ci accontentiamo di intrattenere i commensali con due suonate, una cantata mangiando e bevendo. La banda suona anche per Sant’Agata, la prima domenica di febbraio. Si accompagna la processione dalla cl1iesetta alla piazza, poi c’è un concerto. Spesso, nella discesa_. sull’acciottolato, gela e si rischia di scivolare. Suoniamo anche per ii ballo di Pasqua [oggi non si fa più], per la Sagra del filetto e per la Madonna d’agosto. A Pasqua, per mezzanotte, si preparavano maccheroni e brasato e anche invitavamo altre “bandelle”, come la “Remigia” di Locarno e la “Tre castelli” di Bellinzona [da qualche anno non si organizza più]”.

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27 novembre 2019
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