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L’acqua passata. 5 – L’esilio dei Locarnesi

20 novembre 1978
RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana

Il 20 novembre 1978 andò in onda la quinta puntata del ciclo di trasmissioni curato dallo storico Raffaello Ceschi per il programma televisivo «Enciclopedia TV». Il titolo per esteso del ciclo era: «L’acqua passata. Momenti di storia della Svizzera italiana», e questa quinta puntata era intitolata «L’esilio dei Locarnesi».

A pagina 18 del periodico «TeleRadio», n. 46, 18 novembre – 24 ottobre 1978, la puntata del 20 novembre veniva presentata in questo modo:

Enciclopedia TV. «L’acqua passata». Momenti di storia della Svizzera italiana 5 – «L’esilio dei Locarnesi». Testi e ricerca iconografica di Raffaello Ceschi. Realizzazione di Mauro Regazzoni

A piè di pagina si leggeva il seguente testo di presentazione, verosimilmente scritto da Ceschi medesimo:

L’acqua passata. Momenti di storia della Svizzera italiana Nel Cinquecento la cristianità europea è lacerata da una profonda crisi religiosa che porta gran parte dei cristiani a staccarsi dalla Chiesa di Roma. Le idee dei riformatori si diffondono anche in Italia, ma vengono presto estirpate ed Italia e Spagna restano baluardi del cattolicesimo. Le regioni al piede meridionale delle Alpi per qualche tempo sono contese tra riformati e cattolici, in quanto avamposti di frontiera tra le due cristianità ora contrapposte. Attraverso i valichi alpini vengono trafugati in Italia i libri di propaganda luterana, mentre gli eretici italiani transitano verso nord, in fuga dall’inquisizione romana. A Locarno si crea una comunità riformata influente, ma i cantoni cattolici della Svizzera centrale non sono disposti a tollerare presso i loro sudditi meridionali una cellula di eretici che si frapponga tra essi e l’Italia cattolica. I cantoni riformati non si sentono abbastanza forti per proteggere i loro confratelli al di là dei monti e quindi la comunità riformata locarnese tra l’abiura e l’esilio sceglie l’esilio a Zurigo.

rsi.ch/srg/notrehistoire/momen...

  1. L’acqua passata. 1 – Il mondo dei morti
  2. L’acqua passata. 2 – La romanizzazione e la cristianizzazione
  3. L’acqua passata. 3 – Guerrieri, monaci e contadini
  4. L’acqua passata. 4 – Il biscione visconteo e il toro d’Uri
  5. L’acqua passata. 5 – L’esilio dei Locarnesi
  6. L’acqua passata. 6 – Il cardinale di ferro
  7. L’acqua passata. 7 – I baliaggi ultramontani
  8. L’acqua passata. 8 – L’emancipazione

rsi.ch/srg/notrehistoire/acqua...

Fu lo stesso Raffaello Ceschi a firmare le tre pagine di presentazione dell’intero ciclo pubblicate nel numero 80 del periodico «Scuola ticinese» del febbraio 1980.

A partire dal 18 marzo e con scadenza settimanale la Telescuola della Svizzera Italiana diffonderà un ciclo di otto emissioni sulla storia ticinese dai tempi remoti alla nascita del cantone Ticino.

Questo ciclo, già diffuso nell’autunno del 1978 per la rubrica «Enciclopedia TV», era stato inizialmente concepito per un pubblico vasto e non specializzato, non già per la ristretta schiera delle persone professionalmente interessate alla storia o ad essa addette, ma neppure prioritariamente per gli allievi delle nostre scuole medie.

È forse opportuno, allora, fornire ai docenti che seguiranno con i loro allievi tale programma alcune informazioni sugli obiettivi e l’impostazione generale, sui contenuti delle singole emissioni, a cominciare proprio dal titolo «L’acqua passata» che a prima vista potrebbe apparire piuttosto peregrino. Il proverbio dice infatti che l’acqua passata non macina più. Ebbene, questo breve e rapido viaggio attraverso la storia remota e più recente delle regioni in cui oggi viviamo e che costituiscono il cantone Ticino vorrebbe proprio mostrare il contrario, che l’acqua passata macina ancora, che gli eventi e le vicende di epoche anche molto lontane ci riguardano ancora, sono in qualche modo presenti, hanno lasciato segni e tracce non solo nel paesaggio e nel nostro ambiente di vita, ma pure nel nostro modo di essere. Il ciclo si propone infatti di mettere in luce alcuni di questi fili sotterranei che tenacemente ci legano al passato e di cui spesso non abbiamo coscienza o serbiamo una sbiadita memoria.

La televisione è un mezzo di conoscenza e di comunicazione eccezionalmente potente. L’occhio indagatore della telecamera arriva ovunque e vede meglio: bisognava dunque utilizzarlo per rivelare e rendere accessibile a tutti ciò che comunemente è sottratto allo sguardo di tutti, ciò che è nascosto, inaccessibile, disperso. Ora, appunto, gran parte delle testimonianze storiche si trova in queste condizioni. I materiali sono sottratti al pubblico o almeno poco accessibili perché dispersi in musei, archivi, collezioni e biblioteche pubblici e privati, nel cantone, in Svizzera e all’estero. Una parte dei più importanti reperti archeologici ticinesi è per esempio conservata al Museo nazionale di Zurigo, al Museo storico di Berna e altrove; qualche museo locale è attualmente chiuso per riordino e trasformazione; documenti importanti sono di proprietà privata; certe preziose collezioni, gli antichi codici miniati, le grandi cronache rinascimentali svizzere, sapide e riccamente illustrate, non sono comunemente esposti; vestigia interessanti e importanti sono disseminate in luoghi poco noti e imprevedibili. La televisione consentiva dunque di radunare nel breve spazio di una emissione tesori dispersi e nascosti, testimonianze vividamente illuminanti per la conoscenza del nostro passato.

Ma la televisione è anche uno strumento duramente frustrante, non lascia dire tutto ciò che si vorrebbe e come si vorrebbe, impone le sue leggi ed esige che sia tradotto in immagini variate e in azioni ciò che azione non è più ed ha lasciato scarse e povere immagini di sé, anzi opache e misere testimonianze in assoluto. È per esempio oltremodo difficile render conto con questo mezzo della vita associata nelle comunità rurali medioevali, di molte attività degli uomini e della vita quotidiana. Già per questa ragione il programma ha rinunciato a ogni pretesa di completezza, ma non a un disegno unitario, e si è limitato a presentare alcuni momenti nodali della nostra storia. Ha però sempre provveduto a inserire le vicende delle terre ora ticinesi nel loro più ampio e naturale contesto della storia europea, dove esse ritrovano la loro giusta collocazione e le loro reali dimensioni, evitando le distorsioni di una storia locale attenta solo a sé stessa.

La storia ticinese è stata assai intensamente studiata in parecchi dei suoi aspetti e momenti, e non è affatto vero che scarseggino le ricerche e gli strumenti per conoscerla. Certo, alcuni studi sono ormai fortemente invecchiati, molti problemi restano aperti e vasti territori scoperti. Chi guarda le cose un po’ da vicino si accorge però subito che la bibliografia storica ticinese è non solo vasta, ma anche estremamente settoriale e dispersa, oltre che di valore diseguale. Proprio questa circostanza spiega la difficoltà di tentare una sintesi, ed è significativo, ma anche preoccupante, il fatto che l’ultima impresa del genere risalga a quaranta anni fa, alla Storia del Cantone Ticino di Eligio Pometta e Giulio Rossi (Lugano 1941). Questo programma televisivo ha tentato una rapida sintesi divulgativa, cosciente dei grossi rischi che assumeva, ma anche onestamente intenzionato di almeno aggiornare le conoscenze e l’impostazione allo stato attuale della ricerca.

Prima di passare a una breve presentazione del contenuto delle singole emissioni, si segnala ancora che indicazioni bibliografiche assai diffuse, una scelta abbastanza ampia di illustrazioni in bianco e nero e a colori e i testi di ogni puntata sono stati raccolti in un volume di prossima pubblicazione. Questo libro, con la documentazione che offre, potrebbe servire come testo d’appoggio nella preparazione o nella successiva elaborazione scolastica dei materiali presentati dalla televisione, fermando e rendendo disponibili parole altrimenti labili e immagini fuggevoli.

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12 marzo 2021
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