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Incontro con Nag Arnoldi

6 dicembre 2017
RSI Radiotelevisione svizzera di lingua

Nag Arnoldi (1928-2017) è uno dei nomi più noti e rappresentativi del mondo delle arti ticinesi del ventesimo secolo, celebrato anche con mostre di interesse e valore mondiale a cavallo tra il ventesimo e il ventunesimo secolo: tra le più riuscite, quella ospitata nelle sale di Palazzo Reale a Milano, nel 2011.

Nato a Lugano, frequenta sin da piccolo gli atelier dei pittori ticinesi Carlo Cotti, Giuseppe Foglia, Filippo Boldini. Abitano tutti in Via Cassarate, al numero 5: un edificio di sei piani che per il giovanissimo Nag (che di nome fa Arnoldo) diventa, col passare degli anni, una vera e propria bottega dell'arte. Non a caso, ormai vicino ai novant'anni, nel corso della lunga intervista che vi proponiamo, Nag Arnoldi continuerà a definirsi un vecchio garzone di bottega.

Influenzato da Antonio Chiattone, artista milanese, frequenta a Milano corsi di figurinista e di costumista, imparando e divertendosi molto. Ma il mondo del teatro non lo appassiona e Arnoldi torna a Lugano, inizia a dipingere in modo continuativo, espone le sue prime opere "mature" e viene chiamato dall'artista luganese Pietro Salati, fondatore e direttore della CSIA, a gestirne i corsi di arte decorativa. Un'esperienza professionale che durò parecchi decenni, a cavallo tra i suoi molti viaggi e soggiorni all'estero e le innumerevoli mostre in tutto il mondo.

Negli anni '60 Arnold, la moglie Ornella e la loro piccolissima figlia Flaya lasciano il Ticino e vanno a vivere in Messico. Lì l'artista scopre una cultura ricca e originale che gli spalanca nuovi orizzonti: conosce artisti quali David Alfaro Siqueiros e Rufino Tamayos, che (ognuno in modo diverso) lo influenzeranno molto. Per la famiglia Arnoldi inizia un lungo periodo di peregrinazioni tra Messico e Stati Uniti, con numerosissime grandi esposizioni. L'artista è finalmente in grado di dare libero corso alla sua grande passione, la scultura. Ed è proprio come scultore, capace di passare con agio e grande estro dai piccoli formati a statue monumentali, che Nag Arnoldi diventerà noto in tutto il mondo. Senza mai dimenticare le sue radici e il Ticino, dove torna a vivere e a lavorare (sempre molto intensamente e con immutato entusiasmo), e dove si spegne nel febbraio del 2017.

Uomo di grande fascino ed enorme generosità, l'artista ha donato molte sue opere a varie città e paesi del Canton Ticino, in particolare a Lugano e Comano (dove ha a lungo abitato). Ha esposto le sue opere pittoriche (disciplina che non ha mai abbandonato) e le sue sculture, spesso sviluppatesi per cicli dai temi e titoli molto diversi (Guerrieri, Astati, Minotauro, Requiem, Origami: senza dimenticare le Figure e gli Animali) in gallerie e Musei del mondo intero, ma amava ricordare con particolare emozione non solo le molte svoltesi in Messico e negli Stati Uniti, ma anche quelle che gli hanno consacrato Palazzo Strozzi e Palazzo Ducale a Firenze, Palazzo della Gran Guardia a Verona, Palazzo dei Diamanti a Ferrara, il Museo Olimpico di Losanna e i luminosi spazi del Castelgrande a Bellinzona.

Questa intervista è andata in onda il 9 dicembre 2017. Realizzata da Matteo Bellinelli, è parte della serie di inteviste initolate «Memoria del presente», che offrono la possibilità di conoscere meglio e più da vicino alcune delle personalità più significative della storia del Canton Ticino del ventesimo secolo.

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9 dicembre 2018
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