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La coltura del tabacco nel Mendrisiotto

28 febbraio 1983
RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana

Intitolato «E andrà tutto in fumo», questo servizio di Gianna Paltenghi, Ottavio Lurati e Antonio Brenni andò in onda il 28 febbraio 1983 nel programma televisivo «Argomenti».

A pagina 6 del settimanale «Teleradio» in edicola per la settimana dal 26 febbraio al 4 marzo 1983 si leggeva la presentazione del servizio dedicato alla coltura del tabacco nel Mendrisiotto:

Tabacco: una pianta, un reticolo di fatti culturali, politici, sociali, di costume. Si pensi all’opposizione introdotta da Lévi-Strauss in «Du miei aux cendres», tra il miele e il tabacco: un’opposizione ampia tra il miele che è «il più crudo» giacché le api lo servono all’uomo pronto per essere consumato e il tabacco che è «stracotto», il suo consumo più ricorrente essendo quello di ridurlo in cenere. Il miele è simbolo di un ritorno alla natura, il tabacco costituisce invece un’attrazione nel senso inverso. Il miele è stato di natura, il tabacco è cultura, in quanto intervento dell’uomo sul dato naturale. Sul piano storico del costume impressiona lo scatenarsi, agli inizi del ‘500, in Spagna e nell’Inghilterra di Elisabetta I, di una follia collettiva per il tabacco, che vi soppiantò narcotici e allucinogeni prima in uso. Colpisce la rapidità con cui la cultura europea assunse un uso americano; …uno dei primi casi di «americanizzazione» delle abitudini private e sociali europee. In Italia, dove il consumo si generalizzerà nella prima metà dell’Ottocento, avremo persino un’interpretazione politica del fumare, con certe battaglie patriottiche condotte attorno al tabacco. Vedi lo sciopero del fumo proclamato dai milanesi il 1. gennaio 1848 per danneggiare l’Austria nei proventi del monopolio dei tabacchi. Essa rispose mandando per le strade i soldati con 2-3-4 sigari in bocca. Ne nacquero zuffe, anche cruente… i primi annunci della rivolta del 18 marzo, delle Cinque Giornate. Di alcuni anni più tardi, dopo la guerra di Crimea (1853- 1856) e il diffondersi in Europa della sigaretta, diffusione che si realizza in Italia dopo il 1878 quando, nel febbraio, sono messe in vendita le prime sigarette, o come allora si diceva le «spagnolette», termine ricorrente ad esempio nel Verga e tuttora in uso in certe zone d’Italia. Da noi, agli inizi del ‘900, vi è ancora chi, invece del tabacco, fuma foglie di noce tritate. Interessante poi l’abitudine del «tirar su rapè o mentolino», l’uso insomma del tabacco da fiuto che vede la netta opposizione tra le donne da un lato con il rapé e gli uomini dall’altro con il sigaro e il masticar cimette, con l’eccezione, notevole, dei preti e dei frati che tiravano rapé, il fumare essendogli proibito. Allora la sigaretta è ancora in netta minoranza. Ma veniamo alla Svizzera italiana e al Ticino in particolare. Trecento gli ettari coltivati a tabacco nel cantone 20 anni fa, ora sono circa 30; la regressione è rapida; se la tendenza non muta, entro pochi anni questa coltivazione non sarà che un ricordo. Il documentario è stato girato nel Mendrisiotto, dove si trovano 25 dei 30 ettari sopra citati. Nel Mendrisiotto la piantagione del tabacco ha una lunga tradizione. Secondo alcuni di 300 anni; secondo i documenti di cui disponiamo, di 180 anni circa. Nel 1814 il Maestro di Casa lo indica come ormai generalizzato: «anche nel Mendrisiotto la piantagione del tabacco è divenuta comune, e articolo di grande industria vantaggiosa». Qualche anno prima, nel 1812, il Ghiringhelli ritiene sì vantaggiosa la coltura del tabacco, ma si preoccupa dell’ingente massa di denaro che va fuori Cantone per l’acquisto di grano e della dipendenza politica in cui — a causa della non coltivazione del grano — viene a trovarsi il paese. In quell’anno nella sola Lugano lavoravano nove fabbriche e da tempo era in pieno rigoglio il contrabbando che faceva parlare in Lombardia del tabacco come di «la foia de Lùgan». Nei Grigioni invece la coltivazione era estremamente ridotta. Ma veniamo al nostro documentario, che è dedicato in particolare alla coltura del tabacco nel Mendrisiotto. La semina comincia in serra a metà marzo, in terreno previamente sterilizzato. Vari i metodi usati per la semina, come pure per il trapianto; numerose le operazioni richieste perché la pianta cresca sana e robusta (zappatura, sarchiatura, rincalzatura, trattamenti di disinfezione…). Infine, la raccolta, l’infilatura, l’essicazione e l’imballo prima di giungere alla fase industriale. Per diventare un prodotto commerciale, infatti, la foglia di tabacco deve ancora subire una serie di trasformazioni che le conferiscano le caratteristiche richieste dalle esigenze dei consumatori; deve, in particolare, essere sottoposta alla fermentazione e alla stagionatura. Tutto ciò avviene ancora nel nostro Cantone (e qui termina il nostro documentario). Il tabacco, in balle di 100 kg., viene poi spedito alle fabbriche della Svizzera interna, che lo sottoporranno ad altre operazioni e lo trasformeranno in sigarette.

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13 maggio 2022
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