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Internati di un Campo per estremisti di sinistra

Internati di un Campo per estremisti di sinistra

1942
Non identificato
Fondazione Pellegrini Canevascini

Titolo: Ritratto di un gruppo di internati con vanghe, picconi e carriole, in un campo

Autore: Non identificato

Data: Estate 1942

Dimensioni (cm): 9×14

Fondo di provenienza: Dono di Albert Reuchlen e Bernhard Kuderer

Segnatura: 06573

Riproduzione: Vietata, salvo autorizzazione della FPC

Nel dicembre del 1941, una quarantina di profughi antifascisti, in maggioranza tedeschi e austriaci, alcuni italiani e spagnoli, furono trasferiti in un campo di lavoro a Gordola, nel Canton Ticino. Li accomunava il fatto di essere militanti di sinistra: comunisti, comunisti dissidenti, socialisti, ecc.

Il campo di Gordola era nato come campo speciale per «estremisti di sinistra» - Kommunistenlager nel linguaggio corrente dell'amministrazione federale. Gestito dalla Direzione centrale dei campi di lavoro, il campo di Gordola era però sottoposto alla sorveglianza del Ministero pubblico della Confederazione.

La maggiore parte di questi internati erano arrivati in Svizzera prima della seconda guerra mondiale. Qui avevano cercato di proseguire la lotta contro il fascismo ed erano finiti nelle maglie della polizia o si erano consegnati spontaneamente alle autorità all'inizio della guerra.

La prassi elvetica non prevedeva la concessione dello statuto di rifugiato politico ai comunisti. Gli «estremisti di sinistra» furono colpiti quasi senza eccezioni da decreti di espulsione. Nell'impossibilità di procedere all'espulsione, anche per l'intervento di varie personalità elvetiche, i profughi furono internati dapprima in alcuni penitenziari. Informazioni sulle dure condizioni di internamento, a fianco di criminali comuni, trapelarono però sulla stampa socialdemocratica, inducendo le autorità federali a creare un campo di lavoro speciale, dapprima a Malvaglia (dal marzo 1941), poi a Gordola.

Gli internati di Gordola furono impiegati soprattutto in opere di bonifica sul Piano di Magadino. La fotografia, scattata presumibilmente nell'estate del 1942, mostra un gruppo di internati al lavoro. Fin dal principio, i profughi comunisti e in particolare quelli tedeschi (a Gordola, a un certo momento, era internata l'intera direzione del Partito comunista tedesco in Svizzera), si distinsero per un alto grado di disciplina e di organizzazione. Il lavoro veniva svolto diligentemente e, in cambio, gli internati riuscirono a ottenere spazi di autonomia, a organizzare attività culturali e di formazione e ad allentare gradualmente l'isolamento a cui erano stati condannati dall'internamento e dal trasferimento in Ticino.

Oltre a questo scatto, la collezione fotografica della FPC contiene una sessantina di fotografie degli internati, che illustrano soprattutto i lavori svolti sul Piano di Magadino e gli spettacoli teatrali organizzati nei campi. Le fotografie sono state donate alla FPC da Albert Reuchlen e Bernhard Kuderer.

Maggiori informazioni sulla vicenda degli internati di Gordola si trovano nella tesi di laurea inedita di Andrea Tognina, La politica d'asilo della Svizzera durante la seconda guerra mondiale: l'internamento di socialisti e comunisti, Università degli studi di Firenze, anno accademico 1997-1998. Una copia della tesi è depositata presso l'archivio della FPC.

La Fondazione Pellegrini Canevascini gestisce e conserva un centinaio di fondi archivistici, che contengono documenti cartacei, migliaia di fotografie, registrazioni sonore e documenti audiovisivi.

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