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Cinque cerchi, sangue e pugni chiusi

14 agosto 2008
RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana

Il 1968 fu anche l'anno in cui, alle Olimpiadi del Messico, i due atleti di colore americani Tommie Smith e John Carlos (primo e terzo sul podio dei 200 metri), guardando in basso mentre suonava l'inno americano, levarono al cielo il pugno guantato di nero. Era il simbolo del movimento Black Power, espressione radicale del movimento per i diritti civili.

Questo documentario, realizzato da Emiliano Guanella e Antonio Ferretti, mandato in onda da «Falò» la sera del 14 agosto 2008, mostra quant'altro, in quegli stessi giorni, stava succedendo in una Città del Messico anch'essa contagiata dalla contestazione giovanile.

Il 2 ottobre 1968, mentre il Messico si preparava ad ospitare i Giochi Olimpici, migliaia di studenti scesero in piazza per protestare contro l'operato del Governo. La manifestazione fu repressa dal fuoco incrociato dell'esercito che massacrò più di 300 persone. Il numero esatto delle vittime non fu mai accertato. Tanta furia repressiva, aveva una spiegazione molto cinica: dieci giorni dopo il Messico si apprestava ad inaugurare i primi Giochi olimpici trasmessi in Mondovisione. Una vetrina che non doveva essere macchiata da contestazioni.

Durante le competizioni, i record caddero a raffica, grazie alla magica combinazione di altitudine e piste sintetiche di grande qualità. Ma ci pensarono, appunto, Tommie Smith e John Carlos, con il loro pugno nero al cielo, a non far scordare la strage degli studenti e a prolungare l'effetto dirompente del '68 anche nello sport. Il servizio ricostruisce gli avvenimenti attraverso le testimonianze di chi li visse in prima persona.

Gli intervistati sono: l'atleta italiano Eddy Ottoz, presente alle Olimpiadi del 1968; Gustavo Hirales, allora studente a Città del Messico; Elena Poniatowska, autrice di "La Notte di Tlateloco"; e Joel Ortega, anch'egli studente nel 1968.

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11 gennaio 2018
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