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La flora del Canton Ticino: il bosco montano

5 maggio 1980
RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana

Curato da Ivan Paganetti con la consulenza scientifica di Carlo Franscella, il 5 maggio 1980, il programma televisivo «Telescuola» mandò in onda l’ottava puntata della serie di dieci dedicata alla flora del Canton Ticino: «Accenni sulla flora del Canton Ticino: il bosco montano».

A pagina 9 del settimanale «Teleradio7» in edicola per la settimana dal 3 al 9 maggio 1980 si leggeva la presentazione del servizio:

Nel Ticino già tra i 500-600 metri sul versante nord, a partire dal 900 metri sul versante sud, fino a 1.400-1.500 metri sopra Il livello del mare si estende l’orizzonte vegetativo del bosco montano, caratterizzato dall’abete bianco e il faggio, dal pino silvestre in vece per la Media Leventina, con pinete quasi pure.
Vi si trovano boschi misti di faggio (faggete).
Il faggio un tempo era di grande importanza per l’economia forestale delle valli. Lo si riconosce per alcune caratteristiche rilevate sul troncò, i rami, le gemme, le foglie, i frutti. Quando la chioma è densa di fogliame, filtra poca luce fino al terreno, per cui la vegetazione del sottobosco è relativamente povera di specie: tra esse la luzula, l’acetosella, il mirtillo nero. Il faggio viene intaccato da parassiti quali un minuscolo curculione (Orchestes fagi), che da adulto rosicchia le foglie e allo stato di larva le corrode, e un dittero (Mikiola fegi) che sulla pagina superiore provoca delle galle.
Sullo stesso orizzonte montano cresce l’abete bianco. Lo si trova quasi esclusivamente su suolo siliceo. Può raggiungere ragguardevole altezza, con i rami disposti orizzontalmente e la corona dall’espetto piramidale. È senza dubbio uno dei più begli alberi del nostro paese, specie se cresciuto isolato, in modo armonioso. Tipico è il suo tronco diritto e colonnare, poco rastremato, ossia con poca diminuzione di diametro dal basso verso l’alto. La sua corteccia è piuttosto liscia e chiara, di colore grigio, più scure e fessurata desquamantesi a placche negli esemplari vecchi. le foglie, solitarie, corte, piatte, lineari, con una doppia linea bianca sulla pagina inferiore, sono inserite sui rametti in due serie opposte su di un solo piano, come i denti di un pettine; si contraddistinguono da quelle di altre conifere. La scarsità di specie esistenti nel sottobosco è conseguenza della poca luce che raggiunge il terreno. Tra le malattie dell’abete bianco sono di rilievo la scopa delle streghe, dovuta e parassiti, e il cancro, che si espande sotto il cambio, ad opera di un fungo. L’ebete bianco forme un bosco ad accrescimento lento, ma continuo, longevo: a centocinquanta anni continua a crescere. È bosco redditizio, protettivo, con pregi paesaggistici come la faggeta.

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13 giugno 2022
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