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Vincenzo Vicari dietro la cinepresa

Dal 29 agosto, il Museo d’arte della Svizzera italiana dedica una mostra monografica a Vincenzo Vicari, fotografo attivo a Lugano dal 1936. Curata da Damiano Robbiani – collaboratore dell’Archivio storico della Città presso il quale è conservata l’opera fotografica di Vicari –, la mostra consente di ripercorrere la carriera dell’artista, che per oltre sessant’anni ha documentato la trasformazione radicale del territorio ticinese e dei suoi abitanti. «Vincenzo Vicari fotografo. Il Ticino che cambia» è il titolo della monografia di 352 pagine realizzata in coedizione in italiano dalle Edizioni Casagrande di Bellinzona e in tedesco dalla casa editrice zurighese Scheidegger & Spiess, che accompagna la mostra allestita al MASI. Curato anch’esso da Damiano Robbiani, il volume – ricco di 300 fotografie – reca tesi di Antonio Mariotti, Damiano Robbiani, Gianmarco Talamona e Nelly Valsangiacomo. Il saggio di Nelly Valsangiacomo, intitolato «Vincenzo Vicari dietro la cinepresa» è dedicato all’opera filmica di Vicari, che gli archivi della RSI conservano in forma digitale. I documenti video di questo dossier offrono nella loro interezza tutte le opere realizzate da Vicari con la sua cinepresa citate da Nelly Valsangiamo, offrendosi in tal modo come estensione multimediale del saggio. In un capitolo a parte, «lanostraStoria.ch» offre anche una selezione di video della RSI selezionati di Matilde Gaggini Fontana, nei quali Vicari parla del suo lavoro con la macchina fotografica oppure con la cinepresa.

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