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La prima puntata de «La Costa dei Barbari»

2 ottobre 1959
RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana

Nelly Valsangiacomo, nel capitolo «Un’atmosfera di crescita e sperimentazione (1948-1962)», scrive nelle pagine del volume collettaneo Voce e Specchio*: «La più originale e longeva trasmissione dedicata alla lingua italiana (trasmessa fino al dicembre 2008) fu La Costa dei Barbari, “guida pratica, scherzosa, per gli utenti della lingua italiana”, nata nel 1959 dalla collaborazione tra Bixio Candolfi e Gabriele Fantuzzi (da qui lo pseudonimo di Franco Liri, che ammiccava alla valuta di corso legale dei due Paesi di origine degli autori)

La Costa fu elaborata prendendo spunto da alcune trasmissioni radiofoniche italiane dell’epoca, tra cui il Ripetente, animata da Febo Conti. Lanciata nell’ottobre del 1959 fu dapprima condotta da Febo Conti, Franca Primavesi, Giovanni Bertini e Luigi Faloppa. In poco tempo, il terzetto - che animerà la Costa per i decenni successivi - si stabilizzò: Febo Conti e Luigi Faloppa rimasero, raggiunti da Flavia Soleri. La trasmissione mantenne fino alla fine gli animatori, la struttura, la sigla di apertura e di chiusura (ideate rispettivamente da Jerko Tognola e Gianni Trog). Gli ascoltatori partecipavano sin dall’inizio attraverso la classica formula della corrispondenza.»

La prima puntata de »La Costa dei Barbari» qui pubblicata andò in onda il 7 ottobre 1959. È una puntata che dichiara i suoi propositi nei primi minuti.

Alternandosi al microfono, Conti, Primavesi e Faloppa attirano subito l’attenzione sul fatto che, come tutte le lingue, anche quella italiana, ha conosciuto una continua trasformazione ma quanto davvero conta è la lingua viva. «In questa rubrica, dunque, - dicono i tre - si vuole offrire agli ascoltatori un’esposizione di esempi tratti dal vivo, nei quali siano documentate forme corrette e forme errate della nostra lingua.»

«Ma quale è la lingua italiana? Non è una cosa da nulla – si dice in questa prima puntata (andata in onda, mentre in Italia la televisione stava uniformando, se non creando, un italiano che potremmo definire standard) -, ma non è necessario drammatizzare: spesso ridendo e sorridendo si possono correggere molti errori. Ci si propone quindi di indicare senza pedanteria, con esempi presi dal vivo, con una formula che riesca a divertire, quali sono le forme più o meno accettabili per chi voglia scrivere e parlare correttamente.»

«Così – proseguono i tre – si è articolata la trasmissione in tante piccole rubriche che si alterneranno durante l’intera serie degli incontri settimanali. Quindi si udranno spesso annunci come questo: “Cronisti e gazzettieri, correggiamo gli errori di ieri!” oppure: “Oggi il ministro ha la lingua sporca”, e se è la pubblicità a farsi bersaglio della nostra attenzione, allora la si vedrà alla berlina nella rubrica: “L’anima del commercio è la morte della lingua”. E siccome una nuova rubrica che si rispetti non può fare a meno della posta e del quiz, ecco: “Domanda e risposta, piccola posta!” e “Trovato l’errore?”»

«Tra gli antidoti contro il veleno degli errori la medicina migliore è proprio il ricorso alla grammatica e alla sintassi (che non è certo un esercizio facile e allettante) perciò, come si fa con le medicine, la si prenderà a gocce e quando sarà il momento si sentirà annunciare: “Un po’ di sintassi fa sempre bene”.»

«Tante le cose che si vorrebbe fare e dire e si troverà il tempo anche per un’altra cosa e cioè: l’esemplificazione. Non verranno certo dimenticati vocaboli usati impropriamente – continuano, avvicendandosi, Conti, Primavesi e Faloppa: arcaici, idiomatici, fuori uso o fuori corso, e sarà questo il titolo: “Vocabolario show!” Si parte per la grande avventura con la parola “gibigianna” che significa secondo il Palazzi: riverbero del sole riflesso da specchi, acqua o simili in forma di un disco luminoso che gira per le pareti e il soffitto di una stanza o si proietti in faccia alla gente per gioco. La voce dialettale è passata nell’uso. Ha pure da noi, dei significati traslati come: fare una sbronza e fare baldoria. Si passa alla rubrica della pubblicità e si presenta “pedalaggio” in luogo di “pedalata”. Poi del termine volgare “fregare- fregatura”.»

*Aa.Vv., Voce e Specchio. Storia della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana, a cura di Theo Mäuslii, Dadò, Locarno 2009, pp. 94-95

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