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Un grande musicista poco conosciuto (prima parte)

17 aprile 1986
RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana

Dedicato al musicista Hermann Scherchen (Berlino, 1891 - Firenze, 1966), coprodotto dalla Westdeutscher Rundfunk (WDR) e dalla allora TSI, di questo documentario di Pauli Hansjörg andò in onda la prima parte il 14 aprile 1986, e la seconda il 25 aprile 1986.

In questa prima parte sono documenti e testimonianze sul compositore e direttore d’orchestra tedesco, creatore nel 1953 di un centro di ricerche sulla musica elettroacustica a Gravesano, sede di congressi internazionali e polo d’attrazione per studiosi e musicisti con la pubblicazione delle Gravesaner Blätter.

Gli studiosi e i musicisti coinvolti in questa prima parte del documentario sono: Walter Huder: direttore Archivi Akademie der Künste, Berlino; Rolf Liebermann: sovrintendente dell’Opera di Stato di Amburgo; Francis Travis: direttore orchestra, allievo Scherchen 1948-54; Giampiero Taverna: direttore orchestra, allievo Scherchen a Gravesano 1954-58; Clemens Dahinden: violinista dell’Orchestra di Winterthur dal 1934; Luigi Nono: compositore, allievo Scherchen dal 1948; Pierre Schäffer: che ebbe rapporti con Scherchen dal 1953; Iannis Xenakis: compositore che ebbe rapporti con Scherchen dal 1953.

Produttore della trasmissione televisiva fu il musicologo Carlo Piccardi, del quale, nel 2016, sulle pagine dalla «Schweizer Musikzeitung» uscì un articolo intitolato «Hermann Scherchen, il mago di Gravesano», che qui riproduciamo per intero:

Hermann Scherchen (1891-1966), oltre ad essere stato un grande direttore d’orchestra, fu un grande intellettuale e un grande operatore culturale, percorso da un attivismo febbrile che lo portò a fondare e a dirigere riviste (Melos nel 1920, Musica viva nel 1936, Gravesaner Blätter nel 1955), case editrici musicali (Ars viva nel 1936), ad organizzare incontri e congressi, a scrivere libri, articoli, saggi, innumerevoli pagine di diario. Intendendo il suo ruolo umanistico come una missione, profuse energie nell’impegno pedagogico, dalla direzione di cori operai nella Berlino degli anni 20 ai corsi di direzione d’orchestra (fra i suoi allievi Igor Markevitch, Ernest Bour, Bruno Maderna). Attento allo sviluppo tecnologico fu un pioniere della musica radiofonica assumendo nel 1928 l’incarico di direttore dei programmi musicali di Radio Königsberg, sperimentando nuove forme di programma proseguite negli anni di attività a Radio Zurigo (1945-1950). Nel 1954 fondò a Gravesano lo Studio sperimentale di elettroacustica, che impose al centro dell’attenzione internazionale grazie alle ricerche che vi si condussero, ai convegni che stabilirono relazioni con i maggiori centri aperti alle prospettive della musica elettronica, alle personalità che vi confluirono: Pierre Schaeffer, Luigi Nono, Luciano Berio, Friedrich Trautwein, Abraham Moles, Iannis Xenakis, Luc Ferrari ed altri.

Valorizzatore della musica svizzera Se consideriamo i quasi 30 anni (dal 1923 al 1950) in cui fu attivo come primo maestro ospite all’Orchestra del Musikkollegium di Winterthur, dove si prodigò per la valorizzazione della musica svizzera, assicurando innumerevoli prime esecuzioni a molti nostri compositori (Othmar Schoeck, Arthur Honegger, Conrad Beck, Willy Burkhard, Edward Stämpfli, Armin Schibler, Henri Gagnebin, Rolf Liebermann, ecc.), ci rendiamo conto di quanto il nostro Paese gli sia debitore. Eppure l’anno del cinquantesimo della sua morte sta per concludersi senza che – a parte alcune manifestazioni in Ticino – sia stato ricordato. Fin dai primi anni berlinesi si distinse per l’incessante impegno nel promuovere la musica del nostro tempo, a partire dalla prima esecuzione del Pierrot lunaire di Schönberg nel 1912, tenendo a battesimo innumerevoli composizioni di Bela Bartók, Paul Hindemith, Kurt Weill, Alban Berg, Igor Stravinsky, Anton Webern, Edgar Varèse, Luigi Dallapiccola, al di là delle scuole e delle tendenze, al punto da mantenere un ruolo di protagonista anche nell’ultimo dopoguerra come promotore dell’avanguardia nei nomi di Luigi Nono, Karlheinz Stockhausen, Hans Werner Henze.

Spirito libero Egli attraversò da protagonista le stagioni culturali e artistiche della prima metà del secolo, tormentata dalle tensioni politiche e sociali che lo videro internato come civile in Russia durante la Prima guerra mondiale, in prima linea a Berlino nel primo dopoguerra, esiliato fra Francia, Austria, Italia e Svizzera negli anni del nazismo. Spirito libero, fu vittima del nostro «maccartismo», con il forzato allontanamento dalle funzioni detenute alla Radio della Svizzera tedesca e dal Musikkollegium di Winterthur nel 1950, dopo una viscerale campagna di stampa lanciata a causa della sua partecipazione in piena guerra fredda alla Primavera musicale di Praga e per aver egli accettato incautamente di prendere la parola su questo argomento in un club culturale di Basilea legato al Partito del lavoro.

Legami con la RSI Lasciata polemicamente la Svizzera, vi ritornò nel 1953 prendendo residenza in Ticino allacciando legami funzionali con la Radio della Svizzera italiana, che lo invitò a dirigere nella primavera del 1965 un ciclo di cinque concerti dedicato all’integrale delle sinfonie di Beethoven abbinate a una serie di prime esecuzioni (di Humphrey Searle, Iannis Xenakis, Albert Moeschinger, Leon Schedlowsky, Tona Scherchen, Darius Milhaud).
L’esecuzione dell’Arte della fuga di Bach da lui diretta a Lugano il 14 maggio 1965 un anno prima della sua scomparsa nella sua orchestrazione — dell’opera che per tutta la vita occupò le sue riflessioni in una dimensione al di fuori del tempo — assumeva un significato testamentario.

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12 luglio 2022
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