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Professor Daghini, compagno Giairo

15 ottobre 2018
RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana

In questo dossier dedicato al Sessantotto e intitolato «Il sogno di una cosa», realizzato allo scopo di documentare quale fu la narrazione che di quegli eventi fece la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana, i documenti audio sono limitati alla testimonianza di prima mano di chi visse gli anni della contestazione, oppure a chi ne fece la cronaca - eventi in corso.

In questo documento abbiamo accorpato la prima e la seconda parte dell'intervista che Roberto Antonini ha fatto a Giairo Daghini per le due edizioni della trasmissione radiofonica «Laser» andata in onda il 10 e l'11 maggio 2018.

«Il 68, la classe operaia, gli ideali, la rivoluzione mancata, gli anni di piombo. La biografia di Giairo Daghini, classe 1934, filosofo, già professore universitario a Ginevra, si intreccia con la Storia più recente, quella degli anni della ribellione giovanile, dell'egemonia culturale di una sinistra alla ricerca di un cambiamento profondo della società capitalistica. Una ricerca che ha impegnato movimenti, partiti, intellettuali in un fittissimo dibattito e in un confronto di idee e tendenze che ha anche tracimato, nelle correnti più estreme, nel terrorismo degli anni di piombo. Di famiglia operaia, Giaro Daghini è la memoria vivente di quegli anni, oltre ad essere raffinato pensatore che rifugge le scorciatoie del pensiero e che continua ad interrogarsi sul senso della storia, la nostra, nelle sue grandi articolazioni ideali, sociali, urbanistiche, artistiche. Formatosi alla "scuola" di Guido Pedroli e di Guglielmo Canevascini, Daghini ha trovato nella Milano e soprattutto Torino di fine anni 60 l'humus ideale (sociale e intellettuale) sul quale ha costruito il suo pensiero critico.»

Dopo il breve ritratto che Antonini traccia di Daghini, nella prima parte dell'intervista il filosofo, coautore con Sergio Bologna di Maggio '68 in Francia (DeriveApprodi, 2008), ricorda le manifestazioni studentesche e operaie del mese di maggio del '68. Commenta la rimessa in gioco della società di allora, la lotta operaia in Italia tra il '69 e il '70. Rammenta la nascita dei gruppi della sinistra "Potere operaio" e "Lotta continua". Racconta che è stato operaio in Ticino prima di studiare all'università a Milano e cita alcuni personaggi che lo hanno influenzato.

Successivamente Daghini, ricorda gli incontri con Jean-Paul Sartre e con Giangiacomo Feltrinelli. Contesta la responsabilità intellettuale del gruppo "Potere operaio" nel terrorismo brigatista e commenta l'influenza del lungo '68 sulla politica e sulla cultura italiana e francese; parlando in seguito della difficile conciliazione tra militanza e famiglia.

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