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Incontro con il pittore Mario Comensoli

11 marzo 1963
RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana

Nel programma televisivo «Tavolozza» curato da Sergio Genni e Aldo Patocchi, l’11 marzo 1963, l’allora TSI mandò in onda questo incontro di Aldo Patocchi con il pittore ticinese Mario Comensoli (Lugano, 1922 - Zurigo, 1993). Il servizio fu girato a Zurigo da Ugo Nespolo in occasione della pubblicazione del libro «Begegnungen 62», nel quale erano pubblicate opere dell’artista ticinese, intervistato assieme con Alfred Messerli, consigliere comunale di Zurigo e Guido Calgari, professore di letteratura italiana Politecnico di Zurigo.

Un’articolata scheda biografica dedicata a Mario Comensoli si legge nel sito web della Fondazione che gli è dedicata: la Mario- und Hélène- Comensoli-Stiftung, che ha sede al Centro Comensoli a Zurigo, al numero civico 267 della Heinrichstrasse. Ne trascriviamo alcuni estratti, raccomandando la lettura integrale:

Mario Comensoli nasce a Lugano il 15 aprile. Dopo la perdita della madre quello stesso anno l’orfanello viene affidato dal padre Albino, un tappezziere d’origine toscana, all’Istituto La Misericordia. Due sorelle, Palma e Giovanna Ghiraldi, che aiutano le suore nell’orfanotrofio e vivono nel quartiere operaio di Molino Nuovo, decidono di allevarlo e diventeranno per Comensoli «le mie due mamme».

Negli anni Quaranta, Comensoli frequenta gli atelier di Carlo Cotti e Giuseppe Foglia che scoprono il suo talento e lo incoraggiano sulle vie della pittura. Nel 1943 ottiene una borsa di studio dalla Fondazione Torricelli che gli permette di frequentare corsi alla Scuola di Arti Decorative di Zurigo dove si stabilisce definitivamente nel 1944. Alla fine della Seconda guerra mondiale arricchisce la sua esperienza artistica con frequenti e prolungati soggiorni a Parigi dove è influenzato dall’universo cubista di Picasso e Fernand Léger.

Nel decennio successivo, Mario Comensoli racconta l’esistenza degli operai immigrati dal sud che svolgono in Svizzera i lavori più umili e faticosi. Nasce così il ciclo dei «lavoratori in blu», così chiamati per i loro abiti di lavoro. Li rappresenta con un’intensa partecipazione che si spiega soltanto riandando agli anni della sua difficile infanzia. Nel 1962 espone i suoi dipinti a Roma, alla galleria San Luca, dove ha uno scontro dialettico sui valori del realismo con il pittore Renato Guttuso. Per il suo impegno a favore degli emigranti Comensoli riceverà a Zurigo con Max Frisch e il regista Alexander J. Seiler nel 1970 un premio della Comunità italiana in Svizzera.

Negli anni 60 si appropria di temi antitetici a quelli degli immigrati e nei suoi dipinti evidenzia l’alienazione della ricca borghesia zurighese. Il maggio 68 non lascia insensibile Comensoli che si lancia in un controcanto allegro e irriverente dei miti intellettuali in circolazione. Raggiunge il risultato attraverso una pittura cromaticamente forte, quasi cartellonistica, tributaria degli insegnamenti della Pop Art.

[…] All’inizio degli anni 80 Zurigo vive la rivolta dei «no future», dei giovani che danno vita nelle piazze a proteste contro il conformismo imperante nella politica e nella cultura, chiedendo «zone franche» autogestite nella città del business. Comensoli non rimane insensibile di fronte a questi ragazzi che tengono a distanza i dogmi ideologici che presto franeranno con il Muro di Berlino. I «punk» entrano così nella sua pittura che ha ormai cittadinanza in numerosi musei svizzeri, a San Gallo, Coira, Glarona, Locarno, Aarau e, nel più ambito tempio dell’arte, il Kunsthaus di Zurigo, nel 1989. […] I suoi ultimi quadri sono una sorta di «memento mori» prima del distacco. Il 2 giugno del 1993 Mario Comensoli muore per un infarto cardiaco nel suo atelier della Rousseaustrasse.

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21 aprile 2021
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